L'Information Management nella Direzione dei Lavori

Angelo Luigi Camillo Ciribini - Università degli Studi di Brescia 03/12/2017 1768

Se volessimo provare a sintetizzare l'argomento di cui stiamo trattando, esse si potrebbe così sintetizzare: vi è il rischio concreto che un modello informativo aggregato o federato, predisposto dagli organismi di progettazione al termine del livello definitivo o esecutivo (a seconda dei termini contrattuali) debba essere rifatto, o almeno profondamente modificato, dall'impresa appaltatrice e affidataria, senza che ciò crei asimmetria informativa a danno dell'ufficio di direzione dei lavori che potrebbe condividerlo, ben maggiore di quella eventualmente verificantesi attualmente?

Dietro questo quesito sta ovviamente la possibilità di rendere, da parte della committenza, la salarizzazione, ovvero la procedura di remunerazione della controparte contrattuale, maggiormente accurata e tempestiva, con la conseguente ottimizzazione dei flussi di cassa economici e finanziari a beneficio di entrambe le parti, ammesso che questo sia il fine comune, nel senso che, talvolta, il fermo della produzione cantieristica o la non chiusura della non conformità corrispondono a una precisa strategia negoziale adottata dalla controparte imprenditoriale, a dimostrazione che l'Information Management debba essere contestualizzato in strutture contrattuali coerenti con la sua essenza.

Naturalmente, per poter provare a rispondere a questa domanda (che presuppone che la committenza sia in grado di redigere una specifica per la configurazione del modello informativo aggregato o federato per questo uso) occorre chiedersi se sia possibile realizzare una perfetta equivalenza tra oggetti informativi tridimensionali parametrici (inclusivi di dati alfanumerici), voci di computo, voci di prezzario, attività (o foglie, Work Breakdown Element) del programma dei lavori.

In questa evenienza, ogni oggetto digitale dovrebbe trovare una perfetta, nel senso di compiuta, corrispondenza in un oggetto fisico, o in una parte identificabile e misurabile di esso (atta a non procastinare eccessivamente la chiusura della contabilizzazione inerente), cosicché progettazione, preventivazione e programmazione rispondano esclusivamente alla scomposizione per oggetti.

Non si tratta di una circostanza banale, non fosse altro che per la constatazione che, nella modellazione informativa, entità siano anche lo spazio, il vano, l'unità funzionale (e che in essi si trovano gli oggetti mobili, oggetto di contratti di fornitura), mentre nella dimensione cantieristica evidentemente la priorità è attribuita agli elementi immobili tangibili.

A prescindere dalla annosa tematica dei livelli di definizione o di sviluppo, è proprio la configurazione analitica, la granularità, del modello informativo aggregato o federato che dovrebbe, al più presto possibile, indurre i progettisti a ragionare in modo costruttivo, impostando almeno il livello intermedio come se si ragionasse sotto quella prospettiva.

Uno degli impedimenti che sorgono a questo proposito è paradossalmente dato dalla possibilità di tradurre il modello informativo aggregato o federato negli elaborati classici, specie quelli grafici o geometrico-dimensionali, di consentire, dunque, ai progettisti di trarre dal modello informativo aggregato o federato, attraverso documenti (bidimensionali), i contenuti adeguati senza rispettare una configurazione del modello aggregato o federato medesimo che permetta di realizzare una programmazione dei lavori adeguata allo scopo inizialmente manifestato.

Se assumiamo, per semplicità, che il livello oggetto della pattuizione contrattuale sia quello corrispondente all'esecutivo, potremmo affermare che dal modello informativo aggregato o federato si possa trarre una parte considerevole dei documenti che la legislazione prevede, specie per i contratti pubblici (con la parte restante comunque presente nell'ambiente di condivisione dei dati), ma che il modello informativo aggregato federato, pur essendo esecutivo, non consenta di produrre un modello 4D e 5D appropriato per le esigenze delle controparti nella successiva fase realizzativa.

Ciò apparentemente costringerebbe l'impresa appaltatrice, pur rispettando interamente il contenuto informativo contrattuale, a dover reimpostare o, persino, riconfigurare interamente il modello informativo aggregato o federato, dopo averlo reso costruttivo (pur applicandosi i livelli di definizione o di sviluppo alle singole entità presenti all'interno del modello) con l'apporto dei principali partner, dei fornitori o, se contemplati, dei subappaltatori.

Oltre al fatto che il modello informativo aggregato o federato corrispondente all'esecutivo sarebbe, in ogni caso, modificato per produrre il costruttivo, in che misura tale passaggio può tramutarsi in una asimmetria informativa dal punto di vista del committente?

Questi, infatti, anche nel momento nel quale disponesse di progettisti in grado di interpretare al meglio le logiche dei costruttori, dovrebbe, comunque, far adattare dalla controparte il modello originario, anche sotto il profilo delle scelte che un ufficio acquisti dell'impresa appaltatrice adotterebbe nei confronti della direzione tecnica di cantiere per giungere all'approfondimento costruttivo.

Il modello 4D del committente, cioè dei progettisti, incluso nel contratto, sarebbe, quindi, insufficientemente analitico e definitivo per non essere ulteriormente modificato dall'impresa appaltatrice alla luce delle scelte successive di ordine tecnico e commerciale, cruciali per generare un modello informativo destinato alla gestione dell'opera.

Resta il fatto che il committente dovrebbe, in ogni caso, imporre delle regole di configurazione dei modelli informativi, disciplinari e federati, alla impresa appaltatrice, allo scopo di non perdere il controllo delle logiche che sottintendono al monitoraggio dello stato di avanzamento dei lavori e alla contabilizzazione delle opere.

Si tenga presente che, come è evidente in tutta la letteratura, oltre che nel decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sulla digitalizzazione della Domanda Pubblica, il ruolo prescrittivo della committenza sulla gestione dei requisiti informativi (a cui la specifica di cui si diceva dovrebbe essere allegata) si ripropone pari pari all'impresa appaltatrice o affidataria nei confronti della propria catena di fornitura: tanto più se questa sia costituita da un raggruppamento temporaneo.

E' chiaro, tuttavia, che la piena condivisione del modello informativo aggregato o federato corrispondente al costruttivo, se questo è il frutto delle transazioni tra l'impresa appaltatrice e la propria catena di fornitura non potrà giungere integro alla controparte, includendo dati sensibili, ma, soprattutto, eterogenei rispetto a quelli di interesse diretto della committenza.

In più, il modello 5D dell'impresa appaltatrice non solo è dedicato anche alla contabilità industriale, come contraltare di quella analitica di interesse della committenza, ma, per questa ragione, esso localizza negli oggetti (a loro volta geo-referenziati) in maniera preventiva e consuntiva il fabbisogno di risorse e la loro produttività/onerosità, argomento di interesse della controparte per gli aspetti legati al coordinamento della sicurezza, ma non certo interamente accessibili a questa.

In definitiva, secondo questa ottica, il modello informativo aggregato o federato predisposto dalla impresa appaltatrice potrebbe, da un lato, se non preventivamente istruito da parte della committenza, permettere alla prima di orientare implicitamente l'operato dell'ufficio di direzione dei lavori secondo criteri più favorevoli alla controparte, poiché la strutturazione dei dati non è certo neutrale né ininfluente sul processo decisionale.

D'altro canto, una modellazione informativa gestita poco consapevolmente dall'impresa appaltatrice potrebbe fare sì che una committenza particolarmente agguerrita in termini di Data Analytics, all'interno dell'ambiente di condivisione dei dati riesca ad accedere a versioni non solo in itinere, ma anche non depurate, dei modelli informativi elaborati dalla controparte contrattuale, analizzando la configurazione e le variazioni apportate ai modelli informativi nella prospettiva innovativa della Digital Business Intelligence, scoprendo criticità non rese manifeste nei rapporti ufficiali oppure comprendendo la struttura dei costi imprenditoriali e le tensioni che accadono entro la catena di fornitura.

Non meno importante, accanto alla gestione della riservatezza del dato, sussiste quella della sicurezza dello stesso, nel senso che il modello informativo aggregato o federato che scaturirebbe dalla revisione ultima della versione conclusiva As Built per sfociare nel revisionato Asset Information Model contenuto originariamente, come previsto dal decreto ministeriale, nel capitolato informativo, potrebbe risultare appetibile per organizzazioni criminali o per altri soggetti malintenzionati.

Quand'anche, a partire da un modello condiviso, le parti procedessero separatamente agli accertamenti, traducendoli in elaborati tradizionali, le rilevazioni, pur eseguite soggettivamente, si registrerebbero all'interno dell'ambiente di condivisione dei dati (per gli ambiti di pertinenza) quasi in tempo reale, tanto per le non conformità quanto per le approvazioni, criticità di diversa natura.

Ancora prima, entro la sfera della approvazione dei modelli parziali, persino al livello elementare di pochi oggetti, le procedure di autorizzazione dell'avvio delle singole lavorazioni, tipiche delle opere maggiori, contemplano una variazione (talora un inserimento) della configurazione geometrico-dimensionale e alfa-numerica degli oggetti del modello dalla sera alla mattina non scontata.

Qui si intuisce quanto, al di là della discretizzazione dell'avanzamento della modellazione informativa per livelli di definizione o di sviluppo, sembra essere la sostituzione o l'integrazione degli oggetti al medesimo livello assai delicata per la formulazione del corredo informativo che consegue all'ultimazione dei lavori.

Parimenti, qualora si ipotizzasse di strutturare un flusso informativo colla modellazione 4D per cui voci di computo e attività di programma fossero simmetriche e speculari, anche al fine, pur entro i confini della progettazione riservata alla committenza (in assenza, pertanto, nella formulazione classica del Design-Bid-Build, della controparte imprenditoriale) di definire i flussi di cassa previsionali relativi agli stati di avanzamento dei lavori (almeno come costi e ricavi, prima ancora che come introiti ed esborsi), si assisterebbe forse a un evento inedito: la concomitanza tra rilevazioni in contraddittorio (solitamente più tendenziali, come dimostrano le convenzioni 0-100 e 50-50 per definire lo stato di completamento delle attività, ponderali) finalizzate al Project Monitoring in materia di Earned Value Management e di Earned Scheduling e quelle legate alla classica contabilità analitica orientata alla generazione dei certificati di pagamento.

Ciò potrebbe accadere, in primo luogo, poiché la rilevazione, nella struttura del flusso informativo che dal modello informativo aggregato o federato, attraverso il modello 4D, giunge alle check list della direzione dei lavori e del sistema di gestione integrato QAS gestite direttamente nel modello informativo stesso disponibile su tablet o su wearable device a realtà aumentata in loco in tempo reale.

Il Real Time è, in effetti, una discriminante che consente di notificare immediatamente in remoto qualsiasi non criticità ai diretti destinatari, accelerando enormemente le interazioni decisionali: dalla variazione di un dettaglio costruttivo al controllo della qualità in accettazione, da una contestazione sulla misurazione all'apertura di una non conformità qualitativa.

In secondo luogo, la possibilità, per alcune lavorazioni, ovvero sia oggetti, di procedere rapidamente alla generazione di una nuvola di punti sovrapponibile agli oggetti contenuti nel modello informativo 4D già ora permette la misurazione oggettiva delle quantità prodotte (e, in taluni casi, anche una verifica di ordine qualitativo), oltre che la stima degli indicatori classici SPI e CPI.

Se a questa potenzialità si aggiunge la progressiva diffusione, prevedibile nel prossimo futuro, dei componenti edilizi, strutturali o impiantistici sensorizzati, si può ben realizzare quanto le rilevazioni, oltre che tempestive, possano avvenire in maniera oggettivata, avviando altrettanto certi processi di pagamento nei confronti dell'impresa appaltatrice, con migliore confidenza che ciò si ripercuota all'interno della catena di fornitura, attraverso il blockchain payment.

Altre riflessioni si potrebbero avanzare per la sospensione dei lavori, per la redazione di perizie suppletive, per il collaudo tecnico-amministrativo (sino a spingere il mancato rilascio del certificato provvisorio di collaudo o di regolare esecuzione di lavori regolarmente eseguiti in assenza della validazione del modello informativo aggregato o federato), per dire che la natura delle attività della direzione dei lavori potrebbe evolvere, avvicinando le proprie modalità a quelle della direzione tecnica di cantiere, con le possibili ambiguità, oltre che coi vantaggi, che ne potrebbero derivare.

A ciò si aggiunge una meditazione finale: il modello informativo aggregato o federato da porre a base della direzione dei lavori, in parziale condivisione colla direzione tecnica di cantiere, dovrebbe valere maggiormente se correttamente indirizzato dalla committenza (nella fattispecie, dal responsabile unico del procedimento e dal project manager) dal livello iniziale della progettazione secondo le logiche esecutive dei costruttori, ma, una volta conclusisi i lavori con la produzione del modello informativo aggregato o federato dotato del corredo informativo necessario, depurato da dati ininfluenti per le Operations & Maintenance, quest'ultimo sarebbe da includere in un ambiente di condivisione dei dati improntato eventualmente su criteri differenti (di carattere spaziale).

Si tratta, insomma, di domandare ai progettisti di ragionare da costruttori e a questi ultimi di farlo da gestori: il che spiega perché siano congeniali all'Information Modeling le procurement route vicine al Design-Build e, ancor più, quelle prossime alle Partnership.

Potrà sopravvivere, ad esempio, la esclusione o la forte limitazione dell'appalto integrato? Potrà esso essere riproposto in mutate vesti che riducano gli effetti contestati della versione precedente?