Calcestruzzo: gli aggregati naturali costano troppo poco ?

Andrea Dari - Editore INGENIO Giuseppe Marchese - Consigliere Delegato e Direttore Generale Calcestruzzi SpA 20/01/2018 1763

Con gli aggregati di riciclo si può fare ormai qualsiasi tipo di calcestruzzo. E allora perchè si utilizzano ancora in quantità così ridotta rispetto ad altri Paesi ?

Una prima considerazione che possiamo fare è che gli aggregati di riciclo, per essere utilizzati devono essere raccolti, lavorati, selezionati … tutte operazioni che hanno un costo, mentre oggi, anche a causa della crisi, l'inerte naturale si trova sul mercato a prezzi molto bassi.

L'impressione personale è che quindi, malgrado le migliori aziende del settore avrebbero tutte le competenze tecniche e tecnologiche per poter produrre ormai su scala industriale calcestruzzi con materiali da riciclo, si continuino a produrre soprattutto calcestruzzi tradizionali.

Cosa occorrerebbe quindi fare per una svolta verde ? i C.A.M. sono sufficienti ? si dovrebbero ridurre le concessioni di cava naturali ? si dovrebbe tassare il materiale che va in discarica ? 

Per capirne di più su questo argomento abbiamo intervistato l’ing. Giuseppe Marchese, Consigliere Delegato e Direttore Generale di Calcestruzzi Spa, del del Gruppo HeidelbergCement.

L'intervista

Andrea DariCaro Giusepper, aziende come la vostra sarebbero in grado di produrre con continuità ed in modo diffuso calcestruzzo con inerti riciclati ?

Giuseppe Marchese.jpgGiuseppe Marchese: Certo. Calcestruzzi SpA è in grado di produrre con continuità calcestruzzi con aggregati riciclati in diverse aree dove sono presenti operatori strutturati per fornire aggregati con caratteristiche controllate ed idonei per anche per usi strutturali. 

La nostra azienda ha incrementato notevolmente negli ultimi anni la percentuale di materie prime di recupero o di riciclo nei propri prodotti. A partire dall’uso consolidato di cementi di miscela (soprattutto di Tipo III e IV) e di ceneri volanti fino ad arrivare all’utilizzo di aggregati industriali (scorie provenienti dal ciclo dell’acciaio ad arco elettrico) e di aggregati riciclati, sia per prodotti strutturali che per prodotti speciali da riempimento. 

E la ricerca del gruppo è costantemente impegnata su questi temi.

Nel triennio 2014/2016 sono state utilizzate da Calcestruzzi SpA oltre 22 mila Tonnellate di aggregati industriali, circa 12.000 Tonnellate di aggregati riciclati, oltre 90.000 Ton di ceneri volanti in maniera costante e diffusa. 

Andrea Dari: Perché la quota di calcestruzzi riciclati è così bassa ?

Giuseppe Marchese: La quota è così bassa perchè l’Italia è molto lontana dagli standard di eccellenza nel riciclo degli stati del Nord-Europa, basti pensare all’Olanda che riutilizza o ricicla oltre il 90% dei rifiuti da C&D o alla Danimarca dove la media di utilizzo di aggregati di riciclo nel calcestruzzo sfiora il 90%. 

L’Italia si attesta su una percentuale di riciclo del 10% in cui prevalgono le microdemolizioni che hanno un contenuto prevalente di macerie indistinte che non permettono di produrre aggregati riciclati idonei per la produzione di aggregati strutturali come previsto dalle norme europee ed italiane.

Come incrementare l'uso di aggregati riciclati

Andrea Dari: In che modo si potrebbe incrementare tale produzione ? 

Giuseppe Marchese: La produzione potrebbe essere incrementata con strumenti di incentivo normativo e con strumenti di penalizzazione del ricorso alla discarica.

L’adozione dei C.A.M. e l’ormai imminente revisione delle Norme Tecniche delle Costruzioni che ampliano il campo di utilizzo degli aggregati riciclati, sono sicuramente due strumenti di notevole incentivo ai quali andrebbero  affiancati strumenti specifici di incentivo economico alle demolizioni selettive.

L’adozione per le nuove costruzioni degli schemi di sostenibilità quali LEED, BREEAM, ITACA per le iniziative di edilizia civile pubbliche e private ed ENVISION per le grandi infrastrutture, potrebbero nel futuro assicurare un aumento della disponibilità di materie prime seconde.

Un ruolo importante negli strumenti di incentivo può essere svolto anche dagli enti locali con appositi regolamenti edilizi. Da citare due esempi vrtuosi rappresentati da: 

  • Regolamento Edilizio del Comune di Bologna che prevede degli incrementi sui volumi della costruzione se viene previsto l’utilizzo di calcestruzzi con aggregati riciclati;
  • Regolamento Scavi del Comune di Roma che prevede i riempimenti delle trincee di scavo con miscele betonabili a bassa resistenza.

Da un punto di vista della penalizzazione del ricorso alla discarica è importante citare le regole della Danimarca dove il costo dello smaltimento di una tonnellata  di rifiuto da C&D può superare i 50 €.

Andrea Dari: I produttori di calcestruzzo potrebbero diventare centri di raccolta territoriali dei rifiuti inerti proprio per la loro capacità tecnica e tecnologica e per la possibilità di un riutilizzo diretto delle frazioni migliori ?

Giuseppe Marchese: Allo stato attuale la maggior parte dei siti produttivi di calcestruzzo non sono strutturati per operare anche da centri di raccolta rifiuti, sia per insufficienza delle aree disponibili, sia per l’impegno non trascurabile derivante dalla titolarità di un’autorizzazione allo smaltimento dei rifiuti.

L’indubbia capacità tecnologica dei produttori di calcestruzzo “avveduti” potrebbe portare a forme di collaborazione con produttori di aggregati di riciclo per selezionare tutti gli scarti di produzione provenienti dagli impianti di betonaggio e restituirli come inerte lavorato (materie prime seconde).

Sostenibilità: cosa fare 

Andrea Dari: Cosa altro si potrebbe fare per una riduzione dell’impatto ecologico nella produzione del calcestruzzo ?

Giuseppe Marchese: Per ridurre l’impatto ecologico di qualsiasi impresa, e quindi anche per le aziende produttrici di calcestruzzo, occorre agire sui tre pilastri fondamentali della Sostenibilità: sociale, ambientale ed economico. 

Sotto il profilo sociale, sostenibilità vuol dire garantire condizioni di benessere per le persone. Questo significa garantire salute e sicurezza sul lavoro, formazione e valorizzazione delle competenze, pari opportunità, tutela dei diritti umani e dei soggetti vulnerabili. Questo non si ferma all’interno dei confini dell’impresa, ma abbraccia l’intera catena della fornitura e innesca un circuito virtuoso che rappresenta un investimento prezioso per il benessere delle comunità locali. Per Calcestruzzi SpA la responsabilità sociale si concretizza anche attraverso una serie di attività che rispondono positivamente alle aspettative che i lavoratori hanno nei confronti dell’azienda. In questo senso, l’azienda opera su molti fronti: dalla sicurezza alla tutela della loro salute, fino alla formazione del personale. Calcestruzzi, insieme al Gruppo di cui fa parte, da sempre si impegna perché la sicurezza "sia uno stile di vita” per i propri lavoratori e per tutte le persone che operano nell’impianto. E questo ha portato a dei risultati tangibili: negli ultimi 16 anni abbiamo registrato una riduzione dell’indice di frequenza degli infortuni con assenza dal lavoro di oltre l’80%. Il risultato è frutto di un percorso strutturato che ha visto negli anni numerose azioni nell’implementare un innovativo approccio globale, che attraverso i temi fondamentali della leadership, della motivazione, dell’organizzazione e degli standard per la sicurezza operativa ha coinvolto tutto il personale dell’azienda.

Sotto il profilo ambientale, il primo obiettivo della sostenibilità è non intaccare il patrimonio di risorse naturali a disposizione delle generazioni future. Gli argomenti sul tavolo per l’impresa sono molti: la tutela dell’ambiente, la riduzione delle emissioni, la lotta agli sprechi, l'utilizzo di fonti di energia rinnovabili e l’investimento in tecnologie pulite. Anche in questo caso, l’impegno di aziende strutturate come la nostra non si ferma all’interno dell’impianto ma si estende agli approvvigionamenti e alla distribuzione. Non solo, Calcestruzzi ha una grande attenzione per il rispetto della biodiversità. Lo sviluppo sostenibile di Calcestruzzi si concretizza infatti anche nel costante impegno per raggiungere un corretto equilibrio tra l’utilizzo delle risorse naturali e una crescita economica a lungo termine, garantendo – al tempo stesso – una qualità di vita migliore per le generazioni presenti e future. Il recupero delle aree estrattive e la conservazione della biodiversità si inseriscono pertanto nelle azioni adottate per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’attività estrattiva è sempre accompagnata dallo studio delle tecniche di ripristino e recupero paesaggistico. Le aree recuperate possono essere destinate ad attività agricole, alla riedificazione di ecosistemi attraverso il rinverdimento e il rimboschimento, alla creazione di aree faunistiche, ricreative, parchi naturali o giardini, all’insediamento di nuove aree di sviluppo industriale o commerciale.

Sotto il profilo economico, si tratta di generare business, ovvero reddito per i lavoratori e profitto per l’impresa. E’ questa una delle prime sfide che l’idea della Sostenibilità ha dovuto affrontare prima di diventare uno strumento strategico delle imprese: dimostrare la connessione tra le buone pratiche di sostenibilità e il miglioramento della performance aziendale.

Oggi questa connessione è largamente condivisa. Numerose indagini dimostrano che le imprese che hanno fatto della sostenibilità una vera priorità, sono sopravvissute alla crisi economica degli ultimi anni ed è un dato di fatto che la stragrande maggioranza (80%) delle prime società al mondo per fatturato (Global Fortune 250) elabora un Rapporto di Sostenibilità.

Uno strumento introdotto negli ultimi anni dal CSC (Cement Sustainibility Council) è lo schema di certificazione RSS (Respounsible Sourcing Scheme) di cui Federbeton è Programm Operator per l’Italia. Lo schema è un sistema di rating che assegna un livello minimo di soglia per diversi gradi di attestazione (come ad esempio nello schema LEED) coprendo numerosi aspetti afferenti ai tre pilastri della sostenibilità. Il punteggio finale è il risultato delle strategie di riduzione degli impatti ambientali del produttore di calcestruzzo e può essere incrementato con il coinvolgimento dei due settori della filiera più importanti ossia i fornitori di cemento ed i fornitori di aggregati. 

Una strategia perseguibile potrebbe essere l’introduzione di un criterio premiante per i produttori qualificati come sostenibili secondo schemi di questo tipo.

Il Calcestruzzo è un materiale green ?

Andrea Dari: Ultima domanda: ma il calcestruzzo tradizionale, quello prodotto con aggregati naturali, è allora un materiale sostenibile oppure no ?

Giuseppe Marchese: Il calcestruzzo è per sua natura uno dei prodotti da costruzione a più elevato grado di sostenibilità sia nelle fasi di approvvigionamento e produzione, sia nella fase di consegna in cantiere.

L’approvvigionamento delle materie prime per la produzione di calcestruzzo è definibile quasi a Km 0, non solo, la filiera del calcestruzzo così come quella del cemento, è uno dei settori industriali individuati dalle normative europee e nazionali con più ampie possibilità di riciclo o riutilizzo di materie prime seconde o di rifiuti.

La produzione di calcestruzzo è un processo con richieste bassissime di energia e di acqua e con una produzione di rifiuti limitata.

Anche le fasi di consegna del calcestruzzo impattano in maniera limitata sull’impianto in quanto le distanze tra impianto di produzione e cantiere superano raramente i 20 Km. 

La sfida per il futuro è l’incremento del grado di sostenibilità del calcestruzzo sfruttando tutte le possibilità di riduzione degli impatti sull’ambiente a partire dalla scelta delle materie prime.

La maggiore diffusione delle EPD (Dichiarazioni Ambientali di Prodotto) potrà nei prossimi anni evidenziare gli impatti dei singoli prodotti da costruzione ed orientare la scelta su quelli a minore impronta sull’ambiente.