#SOSBRUTALISM, la campagna social è in mostra

Dalila Cuoghi - Architetto 15/02/2018 2335

Quante volte si è sentito parlare di mostri di cemento con riferimento alle costruzioni? Ebbene sì, possono apparire come mostruose architetture, ma in fondo alcune di esse hanno un cuore.
Dal momento che alcuni mostri di cemento hanno un valore architettonico, ossia un cuore, può essere lanciato un SOS; un segnale di soccorso per salvarli dalla peggior fine: la demolizione.

Ecco che per queste brutali architetture un’hashtag può fare la differenza. 

Con il preannunciato e definitivo martirio nel 2017 di un complesso residenziale, il Robin Hood Garden di Londra (1972) di Alison e Peter Smithson, considerato dalla critica un’importante struttura della architettura brutalista britannica, è nata la tag #SOSBRUTALISM. L’auspicio? Evitare ulteriori danni al patrimonio architettonico mondiale.

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1. Robin Hood Garden (1972) – Alison e Peter Smithson. Photo on architectsjournal.co.uk

#SOSBRUTALISM è una iniziativa senza precedenti, una campagna di catalogazione e di salvaguardia per quelle costruzioni in cemento realizzate a partire dal 1955 e vicine alla cosiddetta corrente architettonica del Brutalism.

I Brutalism followers possono aderire alla campagna di soccorso attraverso un gesto di ordinaria quotidianità, un click! E’ sufficiente armarsi del proprio smartphone, avere una connessione internet, e condividere uno scatto fotografico taggando l’immagine #SOSBRUTALISM. Il gioco è fatto, i concrete monsters potranno essere valutati dagli esperti e conseguentemente catalogati e salvaguardati.

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2. Laboratorio Marxer (1962) – Alberto Galardi. Photo on #SOSBRUTALISM by Paolo Mazzo 2014 

Una idea geniale, al passo con i tempi, curata da Oliver Elser e da Felix Torkar che oggi, oltre alla piattaforma virtuale disponibile online www.sosbrutalism.org, è materialmente in mostra al DAM di Francoforte – Deutsches Architektur museum - fino al 02 aprile 2018.

Privo di qualsiasi scopo commerciale, il progetto è promosso dal DAM e dalla fondazione Wüstenrot Stiftung, quest’ultima attiva nel settore della conservazione dei monumenti, della scienza, della ricerca, dell’istruzione, dell’arte e della cultura.  

L’Architecture, c’est, avec des matières bruts, ètablir des rapport émouvantes"
Le Corbusier: Vers une Architecture, 1923 

Cosa è il Brutalism? Il Brutalism può considerarsi un movimento architettonico di transizione tra il Movimento Moderno e il Postmoderno degli anni ’70. Un’influente corrente architettonica del secolo scorso, nata negli anni ’50 in Gran Bretagna da una giovane generazione di architetti (Team X) e di critici che con il termine “New Brutalism” volevano prendere le distanze dalla monotonia architettonica del Dopoguerra. Il riferimento del Brutalismo rimaneva, oltre ogni ragionevole dubbio, l’utopismo del Movimento Moderno. Un utopismo però spogliato della sua purezza formale attraverso l’uso di un linguaggio architettonico schietto, fatto di forme monumentali, di volumi audaci, di visibilità strutturale e di materiali e superfici non rifinite, volutamente lasciate “grezze”.

La Hunstanton School (1949-1954) degli architetti Alison e Peter Smithson può considerarsi l’edificio simbolo del movimento. 

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3. Hunstanton School (1954) – Alison e Peter Smithson. Photo on #SOSBRUTALISM by Reginald Hugo de Burgh Galwey/RIBA 1954

E’ dalla critica rivolta a questa architettura che Reyner Banham definì i caratteri propri del Brutalism. Ma l’etica del brutalismo europeo, anticipato da l’Unitè d’Habitation di Le Corbusier, sfociò ben presto nel esasperante estetismo formale americano di Johansen e di Rudolph, come sottolineato da Banham nel 1966 con il saggio “The New Brutalism: Ethic or Aesthetic?” .

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4. Mummers Theater in Oklahoma City (1970) – Jonh M. Johansen. Photo on Alchetro.com

#SOSBRUTALISM include nel suo database anche edifici mai classificati ufficialmente come appartenenti alla corrente. Parliamo cioè degli edifici forunners, cioè costruiti prima del 1955, e di alcuni classici di Le Corbusier e di Luis Kahn.  

Le costruzioni catalogate non sono sempre e solo realizzate in calcestruzzo. Per la piattaforma una struttura architettonica è brutalista se esprime tutta la sua retorica scultorea e materiale, indipendentemente dal materiale costruttivo impiegato.

Parlando di numeri, #SOSBRUTALISM si compone ad oggi di: 

  • 1097 architetture catalogate;
  • 11 aree geografiche; 
  • 11 tipologie di destinazione d’uso; 
  • 6 livelli di pericolo (salvato, in pericolo, parzialmente salvato, parzialmente demolito, poca preoccupazione); 
  • parecchi #tag; 
  • infiniti followers.

“Spulciando” il database è emerso che le architetture brutaliste catalogate presenti sul nostro territorio nazionale sono circa una quarantina.

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5. Chiesa dell’Autostrada del Sole (1964) – Giovanni Michelucci. Photo on Pinterest.com

Si spazia tra opere di Michelucci, di Figini, di Pollini, di Giancarlo De Carlo ed altri. Dato il loro status conservativo, in fine dei conti, le nostre architetture brutaliste godono ancora di buona salute.

Tra le emergenze: il Laboratorio Farmaceutico Marxer (1959?-1962) a Loranzé, di Alberto Galardi e l’Istituto Marchiondi (1955-1957) a Milano, di Vittoriano Viganò.

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6. Istituto Marchiondi (1957) – Vittoriano Viganò.Photo on cultweek.com

#SOSBRUTALISM. Save the Concrete Monsters!”, è il titolodella mostra allestita al DAM di Francoforte aperta fino al 02 aprile 2018. Sono esposti dei modelli, dei disegni, delle fotografie e dei testi che mettono in risalto gli esempi architettonici più significativi del Brutalism.

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7. #SOSBRUTALISM