Il futuro delle città e il fai da te, un commento di Leopoldo Freyrie

Leopoldo Freyrie - Architetto e Presidente della Fondazione RIUSO 04/03/2018 2672

Il futuro civile, economico ed ambientale dell’Italia dipende dalla capacità di affrontare la rigenerazione delle città in modo integrato e complessivo.

LEOPOLDO-FREYRIE---INGENIO-01.jpgNegli ultimi anni, grazie all’insistenza di alcune istituzioni e persone, questa consapevolezza ha cominciato a penetrare le stanze della politica e dell’amministrazione pubblica: l’esito, però, rimane povero e per lo più di dichiarazioni d’intenti, presto dissolte nel nulla.

Un formidabile ostacolo al tentativo di progettare una strategia urbana in Italia è e rimane l’idea (e le norme) che si tratti di una gestione locale, al massimo regionale, con lo Stato mero distributore di risorse economiche, su obbiettivi spesso contradditori.

Le politiche di rigenerazione urbana, come quelle urbanistiche, traggono linfa dall’interconnessione ed interdipendenza, da “corridoi” e relazioni, da sistemi geografici che nulla hanno a che vedere con i confini regionali. La decantata autonomia, da sistema di gestione e controllo del territorio, è diventata un’organizzazione di monadi autoreferenziali che impediscono il futuro, invece di cooperare ad un progetto strategico urbanistico e per le città.

Eppure dovrebbe essere evidente che le città non sono luoghi alieni e fanno parte, nel bene e nel male, di sistemi complessi che sono sovraregionali e sovranazionali e che il futuro di chi ci vive dipende dalla capacità di riqualificarle in una strategia condivisa.

Milano

Milano è senz’altro la città italiana che negli ultimi anni ha più investito nella propria trasformazione, integrando politiche di trasformazione urbana, mobilità pubblica ed innovativa, investimenti in alta formazione e trasformazione dei luoghi abbandonati dall’industria.

I risultati sono stati molto positivi, in termini di competitività nello scenario urbano internazionale, e la città continua un percorso difficile ma virtuoso, con iniziative come il recupero degli Scali Ferroviari in dismissione, della ex Piazza d’Armi, dell’area Expo e Città Studi. 

Eppure, anche Milano fatica a disegnare una strategia di rigenerazione a scala metropolitana o regionale anzi, paradossalmente, le sue politiche, scisse da una strategia nazionale inesistente, diventano causa di de-generazione di altre città italiane. L’odierna migrazione verso Milano di grandi numeri di giovani da altri centri, in particolare del Sud, è già causa di impoverimento sociale, economico e culturale di realtà urbane già in serie difficoltà.

Una regià per le città

Per questo è urgente insediare una regia nazionale per la rigenerazione delle città, che sia un Ministero o un’Agenzia, che promuova, aiuti, sostenga ed orienti una politica nazionale di ampio respiro. Ma anche nei programmi elettorali di queste elezioni, tutto tace.

Serve urgentemente anche una nuova strumentazione giuridica ed amministrativa, urbanistica ed edilizia, che sostituisca in toto quella attuale che è il rimaneggiamento continuo e decennale di norme concepite in un altro secolo e in un’altra storia: pensata per obiettivi molto diversi dal contenimento del consumo di suolo o di energia, dalla necessità di mobilità alternative all’automobile, dall’uso del verde urbano come piattaforma abitativa, dalla declinazione di funzioni ed usi molto cambiati e assai più “liquidi” rispetto al passato.

Siamo in mezzo al guado di modi di usare e abitare le città tutti nuovi, servono progetti e strumenti altrettanto innovativi: occupare 15 mesi di tempo, da parte di una Commissione di 21 persone tra Regioni, Comuni e Provincie, per decidere che mettere i nani in giardino è un’opera edilizia che non ha bisogno di permesso dimostra lo iato che esiste tra la difficile missione  della rigenerazione urbana sostenibile – alla quale tutti dovremmo applicarci – e l’orizzonte brevissimo su cui insiste stolidamente la Pubblica Amministrazione.