Un'onda realizzata in calcestruzzo espone in Polonia l'habitat africano

Nel progetto di uno dei più grandi acquari europei, unico al mondo ad essere dedicato ai biotipi acquatici di un solo continente, l’animale più pericoloso da domare è stato l’architetto. Una dichiarazione alquanto singolare se a confessarla è stato il team di progettisti dello studio ArC2 Fabbrica Projektowa, vincitore del concorso internazionale per lo sviluppo del concept architettonico e urbanistico del Afrykarium-Oceanarium di Breslavia

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1. Afrykarium, ingresso principale - Render on bryla.pl by arC2 

"Apparentemente l’animale più pericoloso dello Zoo di Breslavia è un architetto"

L’avventura africana di ArC2 ha inizio nel 2008, con l’annuncio del concorso di progettazione per il nuovo padiglione dello zoo. Gli organizzatori hanno selezionato lo studio di Breslavia tra i 14 progetti presentati. Collaborando con biologi, zootecnici, tecnologi, ArC2 ha impiegato quattro anni per la stesura degli elaborati esecutivi di progetto data la straordinaria complessità funzionale e tecnica dell’intervento. Il cantiere ha aperto le sue porte nel 2012 e l’Afrykarium è stato inaugurato in tempi record, solo due anni dopo l’inizio lavori.

In fase progettuale, come dichiarato dagli stessi architetti, l’istinto creativo è stato in parte soffocato per favorire il fine ultimo dell’edificio: ospitare più di 200 specie di animali acquatici africani.

Ecco che ArC2, smettendo di pensare come farebbe un tipico architetto in uno zoo, si è lasciato guidare dal principio di immersione/immedesimazione realizzando un edificio che fosse un tutt’uno con la natura, seppure in parte artificiale, nel quale gli animali in azione potessero essere spiati da circa 3 milioni di visitatori all’anno. Questo spiega perché il vezzo architettonico sia stato controllato cercando di focalizzare l’attenzione del visitatore sulla straordinaria biodiversità acquatica africana e non sulla architettura del complesso.

Considerando che i bacini di esposizione dell’acquario contengono in totale 15 mila mc di acqua (pari alla capacità complessiva di 6 piscine olimpioniche ossia 15 milioni di litri d’acqua, pari a 15 mila tonnellate di peso equivalenti al peso di 100 balene o di 3.000 elefanti adulti) è ironicamente divertente pensare che gli architetti, per una volta, abbiano fatto un “bagno di umiltà”. 

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2. Vista aerea del complesso_Photo on o bryla.pl by ArC2

Il contesto urbano e il progetto architettonico

L’Afrykarium è un padiglione dello Zoo di Breslavia, il più antico e il più grande zoo della Polonia vista la sua estensione su 33 ettari di terreno.

Lo Zoo è collocato tra il fiume Odra e l’Hala Stulecia, o Sala del Centenario, opera di Max Berg del 1913. La sala del Centenario è un edificio ricreativo polifunzionale che può ospitare fino a 10 mila persone. È stato dichiarato Patrimonio Unesco nel 2006 per essere un esempio creativo e innovativo nello sviluppo della tecnologia costruttiva delle grandi strutture in cemento armato; un’opera pionieristica dell’ingegneria e dell’architettura moderna grazie alla sua cupola di 67 m di diametro interamente realizzata in cemento armato.

Imprescindibile dunque la collocazione del modernissimo acquario rispetto l’imponente opera dei primi anni del XX secolo. Una chiara risposta architettonica ed ingegneristica del XXI secolo ai cent’anni passati. Due enormi edifici monolitici che, seppure realizzati con lo stesso materiale costruttivo, esprimono l’architettura propria del loro tempo.      

L’Afrykarium è collocato simmetricamente lungo l’asse nord-sud della Hala Stulecia inserendosi come ulteriore elemento compositivo al progetto del quartiere espositivo della città elaborato da Max Berg e Hans Poelzig nei primi anni del ‘900 e miracolosamente sopravvissuto ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

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3. Immagine storica del quartiere fieristico di Breslavia con Hala Stulecia_ Photo on wroclaw.fotopolska.eu

Le dimensioni del moderno edificio sono proporzionate all’edificio storico con cui dialoga. I suoi 160 m di lunghezza del fronte principale sono coincidenti alle dimensioni della diagonale maggiore della Sala del Centenario. L'Afrykarium si presenta come un’enorme parallelepipedo di 160x54x15 m con un volume complessivo di circa 184.000 mc.

La struttura è stata realizzata su una porzione di 1,9 ettari di terreno dello zoo e si sviluppa su tre piani, uno dei quali sotterraneo e destinato per tutti i suoi 9.000 mq agli impianti di purificazione delle acque delle vasche. 

Il padiglione occupa una superficie al suolo di circa 9.000 mq mentre le aree destinate alle esposizioni all'aperto si sviluppano su circa 7.500 mq.

Dal punto di vista formale l’edificio è stato pensato come un’onda che si infrange nell’ex-alveo del fiume Odra. Ad evocare la forma di un'onda è la facciata, la cui curvatura realizzata sull’ingresso principale ha lo scopo di far sentire il visitatore come travolto dall’enorme massa d’acqua contenuta all’interno del complesso.

La struttura in cemento armato è stata rivestita da una pelle tecnica il cui colore ricorda la scura carnagione del popolo africano.  

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4. Photo on ArC2 Fabbrica Projektowa

L’ingresso all'edificio è collocato sul fronte orientato a nord ed è identificato da un lungo portico alla cui parete è stato applicato un grande mosaico dai colori ambrati che riporta il nome del padiglione attraverso un pittogramma africano. Tutto il fronte principale è costeggiato da un bacino idrico rettangolare e superficiale realizzato appositamente per rispondere a requisiti di tipo estetico e funzionale. Dal punto vista estetico l'acqua del bacino riflette le sue increspature sulla nera facciata, mentre dal punto di vista funzionale lo specchio d'acqua serve come bacino di raccolta delle acque piovane ad uso delle vasche interne dell’acquario.

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5. Concept design_Image on designboom.com

Al suo interno l’edificio è stato organizzato distribuendo cinque aree espositive attorno a una lobby multifunzionale (356 mq) nella quale, in volumi plasmati come rocce tra le paludi africane, sono stati collocati l'auditorium/sala conferenze (180 mq), le aule didattiche (65 mq ciascuna), il bookshop e i servizi igienici. 

Ogni singola macro area espositiva dell'Afrykarium è dedicata ad un biotopo africano. 

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6. Pianta del piano terra_Design on designboom.com

Il viaggio alla scoperta del continente nero ha inizio dalla spiaggia del Mar Rosso, tra le specie che abitano la sua meravigliosa barriera corallina. Attraverso un ponte che costeggia una cascata il visitatore arriva alla spiaggia fluviale del Nilo dove può ammirare il riposo degli ippopotami. Proseguendo il precorso si arriva alla vera e propria attrazione dell’edificio, il Canale del Mozambico; un tunnel subacqueo realizzato con speciali vetri in plexiglas da 35 cm di spessore che attraversa la vasca degli squali. 

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7. Il Canale del Mozambico_Photo on portalsamorzadowy.pl

Dopo il viaggio nelle acque del Mozambico i visitatori arrivano alle coste del Nambia. Qui è collocato il bacino idrico esterno dove il relitto di una nave-edificio lo separa in due vasche, una per i pinguini e una per i leoni marini. Gli animali possono essere osservati dai ponti di passeggiata esterni e dagli oblò del relitto. Nella roccia rea di aver incagliato la prua della nave sono collocati gli acquari dei pesci e delle meduse. Il bistrò si trova all’ultimo ponte della nave.

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8. La nave_Photo on archinea.pl

Il viaggio termina al biotipo dedicato alla Giungla del Congo. Qui i visitatori possono imbattersi in un tête-à-tête con i coccodrilli, le lontre e i lamantini. Un ponte di osservazione permette di esplorare la giungla dall’alto, abitata da uccelli e da scimmie.

Il progetto e l’esecuzione di tutti gli elementi che compongono le scenografie di ciascun biotopo sono opera di una azienda spagnola specializzata in questo tipo di realizzazioni. Ogni ecosistema ha richiesto approfonditi studi scientifici e la realizzazione di modelli 3D per avere una visione organica d’insieme. Nessuna roccia o elemento della scenografia è stato collocato casualmente. Un team composto da biologi, acquariofili, ingegneri e architetti ha lavorato in stretta sinergia per sviluppare ogni singolo scorcio degli ecosistemi esposti. Molti elementi della scenografia nascondono al loro interno gli impianti tecnologici installati per il funzionamento dell'intera struttura.

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9. Giungla del Congo all'Afrykarium_Photo on tripadvisor.com

In un edificio come l'Afrykarium, le specie vegetali ricoprono un duplice ruolo di primaria importanza: influiscono sulla qualità di vita degli animali e contribuiscono a creare l’illusione di un ambiente naturale.

Il processo di selezione e di installazione della vegetazione all’interno della struttura è stato molto complesso. Ogni elemento doveva rispettare determinati requisiti. In primis, quello di adattabilità al ecosistema che si stava realizzando e in secundis, doveva soddisfare precisi requisiti estetici di forma e di colore per la scenografia. 

È stato installato un sistema di irrigazione altamente tecnologico che, grazie ad una rete di sensori che rilevano l’umidità dell’aria e la temperatura del substrato, è gestito direttamente online dall’azienda olandese che si è occupata della progettazione e realizzazione del verde.

I materiali impiegati nella costruzione.

Per la costruzione dell’Afrykarium sono stati utilizzati 36.000 mc di calcestruzzo e 4.800 tonnellate di acciaio. 

Sono stati scavati e rimossi circa 100.000 mc di terreno e sono state 700 le persone che hanno lavorato contemporaneamente nel cantiere durante un solo turno di lavoro (tre turni per ogni giornata).

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10. Photo on wroclaw.pl

Per la realizzazione di questo enorme monolite in cemento sono stati coinvolti nel processo di fornitura del calcestruzzo due impianti di betonaggio. I getti, per ovvi motivi logistici, avvenivano durante il turno notturno. Le stazioni di pompaggio erano fisse e collocate a distanze massime comprese tra i 48 e i 58 m. Come da indicazioni di progetto, all’interno del cantiere doveva sempre essere disponibile una pompa di riserva. L’efficienza media di pompaggio del calcestruzzo richiesta era compresa tra gli 80-90 mc/h. Il calcestruzzo utilizzato è un C30/37 W8, realizzato con cemento CEM III / A-32.5 N, e classe di consistenza S3-S4.

La platea di fondazione dell'edificio ha uno spessore di 1.20 m e conseguentemente il processo di implementazione e supervisione è stato estremamente importante. Il getto in opera di ogni singola porzione di platea, circa 18 aree, ha richiesto una supervisione speciale su tutti i processi tecnologici: 

  • sulla formazione e compattazione degli strati di calcestruzzo, trattandosi di una platea di 1.2 m di spessore sono stati realizzati 3 strati di cls di 40 cm di spessore ciascuno;
  • sono stati fatti controlli in situ sulla consistenza e sulla temperatura del calcestruzzo consegnato in cantiere;
  • sono stati applicati metodi di cura che impedissero un'eccessiva evaporazione dell'acqua e fornissero un isolamento termico adeguato alle condizioni meteorologiche;
  • per eseguire i test di verifica in laboratorio sulla resistenza meccanica del cls sono stati prelevati una dozzina di campioni a 7, 14, 28 e a 56 giorni. 

Per la realizzazione di ogni singola porzione di platea sono stati mediamente necessari tra i 120 e i 140 trasporti di materiale in autobetoniera.

Le rocce artificiali che ricreano l’habitat naturale di ogni singolo biotopo sono state realizzate attraverso la tecnica del cemento spruzzato in opera. La superficie in calcestruzzo, dopo essere stata opportunamente scolpita e lavorata da maestri artigiani, è stata successivamente rifinita attraverso l’utilizzo di verniciature atossiche per conferire all’elemento un aspetto il più naturale possibile. 

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11. Photo on architektura.muratorplus.pl

La pelle che riveste l’intero edificio è stata realizzata mediante una tecno-superficie di 6.000 mq in pannelli di duPont Corian di 5x3.6 m ciascuno. 

Come prima ipotesi progettuale, si era ipotizzato di rivestire il calcestruzzo della struttura con uno strato di malta di gunite B37 da 8 cm di spessore ed incollando lastre di 15 mq di basalto lucido e ben levigato. Questa soluzione risultò essere poco vantaggiosa sia per i tempi messa in posa e sia perché l’assenza di un intercapedine d’aria tra il calcestruzzo e la parete non avrebbe permesso una traspirabilità dell’edificio. Si ricorda che all’interno è ricreato un habitat con temperature e tassi di umidità vicini a quelli africani, ossia 30°C e il 90% di umidità dell'aria.

La tecno-superficie in duPont Corian ha soddisfatto tutte le esigenze progettuali rispondendo perfettamente ai criteri estetici e tecnologici voluti. La pelle tecnica permette di far defluire l’acqua piovana nelle vasche di raccolta senza rilasciare sostanze nocive.

I pannelli in duPont Corian sono montati su una struttura di supporto in acciaio zincato che, contestualmente alla posa con giunti di dilatazione di 2 cm, permette un certo margine di movimento, per contrazione o per dilatazione, dei pannelli in base alle variazioni termiche. 

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12. Photo on architektura.muratorplus.pl

La parte strutturale della copertura dell'edificio è in legno lamellare, con travi che sfiorano i 40 m di lunghezza. Sono stati complessivamente impiegati circa 800 mc di legno lamellare per coprire una superficie di 8.800 mq. Parte del manto di copertura è stato realizzato con un cuscini trasparenti in EFTE, un materiale 100 volte più leggero del vetro e completamente permeabile alle radiazioni UV, queste ultime fondamentali sia per la crescita delle piante e sia per la vita degli animali.  

Tutti i materiali utilizzati nella costruzione sono idonei o comunque sono stati trattati per resistere al contatto con l’acqua salata, al gelo, all'abrasione e ai danni meccanici.

 

Dati di progetto:

Funzione: Afrykarium - Oceanarium, ZOO Wrocław

Luogo: ZOO Breslavia, ul. Wróblewskiego 5

Autori: arch. Mariusz Szlachcicarch, arch. Dorota Szlachcic - ArC2 Fabbrica Projektowa

Assistenti: Wojciech Napierała, Andrzej Hnatiuk, Paweł Osmak e Julia Kabza

Finanziatore: ZOO Wrocław Sp. z o.o.

General Contractor: PB INTER-SYSTEM, Wrocław

Costo di costruzione: circa 73 milioni di EURO – 240 milioni di PLN

 

Anno di creazione del progetto: 2008-2009

Data di messa in servizio: 2014

Superficie totale: 18.931 mq

Superficie utile: 17.431 mq

Volume: 184.271 mc

 

Architectural design: arch. Mariusz Szlachcicarch, arch. Dorota Szlachcic - ArC2 Fabbrica Projektowa

Structural design: dr. ing. Maciej Minch - VEGACAD, Wrocław

Scenography design: Xavi Amat Adell - Qotaller Natura e Museografia, Spagna

Green design: ing. Martha Forbes - Fachjan Project Plants, Paesi Bassi

Impianto idrico e di ventilazione: ing. Jacek Misiński, ing. Piotr Marchewka - SANTEM

Impianto elettrico: ing. Witold Piotrowski – LUMEN POLSKA, Wrocław

Tecnologia di depurazione delle acque: INGENIEURBÜRO J. DÖHLER, Germania

Tunnel in plexiglas: Nippur, Giappone 

Copertura in ETFE: Foiltec, Regno Unito 

Copertura in legno: RUBNER holzbau, Austria 

 

Fonti

architektura.murator-plus.pl

arc2.com.pl

archinea.pl

buidercorp.pl

pfiglobal.com.pl

ilnuovocantiere.it

 

A questo link è disponibile una brochure in lingua che illustra le diverse fasi del cantiere.