L'importanza dei pavimenti post-tesi: a colloquio con Silvio Cocco

Silvio Cocco - Tekna Chem 30/03/2018 2744

La redazione di Pavimenti ha incontrato Silvio Cocco, il papà del Pavimento Post-teso in Italia, per sapere qualcosa di più su queste pavimentazioni, la loro diffusione in ambito nazionale, le tecnologie che lo hanno affiancato. E abbiamo approffittato dell'intervista per sapere qualcosa di più delle attività di Tekna Chem.

L'importanza dei pavimenti post-tesi

Roberta Valli: Geom. Cocco, sono alcuni anni che promuove il valore delle pavimentazioni post-tese, una soluzione innovativa per pavimenti industriali ad alte prestazioni.

 

SILVIO-COCCO-02---TEKNA-CHEM---TENSOFLOOR.jpgSilvio Cocco: In realtà non possiamo parlare più di una soluzione innovativa. 

Sono infatti trascorsi quasi 14 anni dalla prima esecuzione in Italia di una pavimentazione in post-tensione, e fummo noi a realizzarla. La pavimentazione post-tesa TENSO FLOOR fu sviluppata conseguentemente alla necessità del committente, la soc. Tenax spa, di avere una pavimentazione perfettamente piana per la circolazione dei robot, comandati attraverso segnali inseriti nella pavimentazione stessa. Nasceva quindi da queste improrogabili esigenze l’idea di eseguire una pavimentazione con il sistema della post-tensione, quindi un pavimento perfettamente planare, un pavimento senza possibilità di fessurarsi, un pavimento completamente esente da giunti. Tutto questo esattamente nel maggio 2005.

(Ecco il video di presentazione della prima realizzazione in Italia)

 

E non parlerei neppure di una soluzione adatta solo per pavimenti industriali ad alte prestazioni.

Certo, per situazioni in cui l’assenza di giunti e la superlìplanarità sono dei requisiti è la unica soluzione attuabile. Ma, a mio parere, considerato che quando si crea un problema su una pavimentazione si deve bloccare la produzione industriale, considerato che i giunti rappresentano sempre il punto debole non solo per la durabilità del pavimento ma rappresentano spesso anche un punto critico per la circolazione delle macchine, ed i giunti accelerano l’usura dei pneumatici e delle batterie di conseguenza riduzione notevole nel tempo, dei costi di manutenzione; quindi  considerando la differenza esegua dei costi rispetto a un buon pavimento tradizionale, la pavimentazione post tesa è la soluzione ideale per tutti i pavimenti.

(Link alla video intervista a Silvio Cocco sui Pavimenti Post-tesi)

 

La diffusione dei pavimenti post-tesi

Roberta Valli: Non si tratta quindi di una soluzione di nicchia.

 

Silvio Cocco: Guardi, abbiamo appena completato due pavimentazioni post-tese, una al nord Italia e l’altra al centro. Sempre nel Lazio siamo stati appena richiamati da un Cliente che 4 anni fa ci aveva fatto realizzare un pavimento post-teso e ora vuole demolire l’altro pavimento che ha in un capannone, realizzato a suo tempo con la tecnica dei joint-less con fibre, e visto il confronto potuto avere in casa propria, vuole adeguare alla soluzione del post-teso.

Abbiamo poi in corso la realizzazione di grandi pavimentazioni,  ed altrettante in corso di trattativa, per la maggior parte sempre in post-teso; qui vicino alla nostra sede abbiamo appena iniziato, per una multinazionale alimentare, una pavimentazione dove oltre che al postesi siamo impegnati con delle superfici in gres antiacido, pavimenti tradizionali che poi andranno rivestiti in resina epossidica, altri in resina poliuretanica .

 

Tornando alla diffusione dei pavimenti post-tesi ricordo ancora che, per un importante gruppo della moda, stiamo per partire con un pavimento post teso di dimensioni limitate, con un programma che poi potrà ampliarsi alle altre sedi.

Con un importante gruppo di  prefabbricazione abbiamo realizzato la pavimentazione  fondazione, una platea postesa dalla quale spiccano i pilastri e quindi tutta la struttura (Link video intervista a Ing. Fabrizio Doni Giannini) . 

 

Non si tratta quindi  di una soluzione di nicchia, ma di una soluzione che ha una crescente diffusione, e la cui pubblicità viene spesso dall’esperienza di chi ha visto, nel concreto, la differenza rispetto ai pavimenti tradizionali e a quelli Joint-less.

Dai pavimenti post-tesi all'AeternumCal 

Roberta Valli: Nella prima risposta ci ha però accennato a un particolare tipo di pavimento post teso, che realizza la Tenso Floor. Che cosa à di diverso rispetto ad un post-teso “qualunque"

 

Silvio Cocco: La differenza sta su alcuni particolari che però sono di fondamentale importanza per la buona riuscita della pavimentazione.

Innanzitutto il nostro disciplinare prevede la qualifica dei fornitori. Non tutti i calcestruzzi vanno bene e non tutti gli impianti sono qualificati per produrre calcestruzzi addatti alla post tensione.

Ecco perchè partiamo sempre da una prequalifica degli impianti e dei calcestruzzi. Il calcestruzzo deve poi essere un AeternumCal,  ovvero un calcestruzzo che grazie a un mix ben definito ed a un controllo costante in produzione e in consegna, come prevede il nostro disciplinare, ha le caratteristiche per raggiungere la resistenza prevista nei tempi corretti, e una durabilità eccezionale agli agenti aggressivi.

SILVIO-COCCO-03---TEKNA-CHEM---TENSOFLOOR.jpgA questo punto è d’obbligo soffermarsi un attimo sul nostro AeternumCal.

Si tratta di un calcestruzzo dalle qualità straordinarie messo a punto durante questi quindici anni di pavimento posteso: ci teniamo a rimarcare questo fatto perché solitamente ci si sofferma sulle qualità del sistema postensione cavi e quant’altro in pochi sanno che il sistema è completato e impreziosito dal sistema  AeternumCal,  un calcestruzzo controllato in ogni sua fase di produzione dalla centrale di betonaggio alla via di consegna alla posa in opera, un calcestruzzo resistente alle massime classi di esposizione, finanche con caratteristiche superiori a quelle di calcestruzzi prodotti con cementi solfato resistenti; un calcestruzzo a "permeabilità 0", proprio così, e con "permeabilità all’acqua ed al vapore 0"; un calcestruzzo con resistenze a flessione attorno ai 7/8 Mpa,e resistenze a compressione che superano i 60 Mpa.

Si parla ormai sempre più spesso del pavimento posteso, si parla meno del calcestruzzo per il pavimento posteso ... come sempre quello che non si sa fare si cerca di bypassare.

AeternumCal nasce per la pavimentazione postesa e, questo, non sono ancora riusciti a copiarlo, ed oggi è sempre più impiegato in tutti quei casi dove si richiede al calcestruzzo prestazioni superiori. Noi stessi lo impieghiamo per qualsiasi tipo di getto sia destinato alle pavimentazioni, e non solo.

AeternumCal è già presente su molti impianti di betonaggio, su molti listini viene offerto come prodotto superiore  ,e le sue prestazioni sono per gli impianti che sono stati abilitati alla sua produzione fonte finalmente di guadagno.

Inoltre il disciplinare contiene regole anche sulle modalità di posa, controllo, tesatura e sulla qualifica delle squadre. Infine, un nostro prodotto per lo spolvero consente di poter realizzare la parte superficiale del pavimento in assenza bleeding, assicurando una migliore compattezza superficiale del pavimento.

Un laboratorio mobile dell’Istituto Italiano del calcestruzzo accompagna sempre la realizzazione dei pavimenti per poter verificare costantemente la qualità dei materiali prima della messa in opera.

Ma la cosa che ritengo più valida è che nessuno dei nostri operai staziona più di dieci ore di lavoro in cantiere in inverno, e d’estate le canoniche 8 ore sono largamente sufficienti: questo per il rispetto dei lavoratori ma ancor più per la sicurezza e la tranquillità del cantiere con AeternumCal sono finite le notti all’addiaccio che chi si occupa di queste cosa ben conosce, ma evita di affrontare.

(Ecco il video di presentazione di AeternumCal a GIC2016)

Una riflessione sul settore del calcestruzzo 

Roberta Valli: Qualifica degli impianti e dei prodotti comporta anche qualifica delle persone. Come vede uscire qualitativamente il settore del calcestruzzo da questa crisi. 

 

Silvio Cocco: Purtroppo il settore ha pagato un conto salatissimo, dovuto anche alla incapacità di fare delle scelte.

Sono anni che sosteniamo che il calcestruzzo debba essere prodotto solo, ripeto, solo, da impianti con premescolatore. Questa scelta avrebbe consentito di migliore la qualità media dei calcestruzzi prodotti, e di conseguenza la reputazione nei confronti dei professionisti che quindi non avrebbero puntato su materiali concorrenti, e avrebbe portato a una maggiore selezione dei produttori. Con una selezione delle aziende, ci sarebbe stata una maggiore produzione media per impianto e questo avrebbe consentito una maggiore capacità di investimento.

Oggi ci ritroviamo con aziende in grande difficolta finaziaria ed organizzativa, che fanno fatica a ripartire anche perchè è difficile trovare manodopera qualificativa a cominciare dai tecnici.

La formazione dei tecnici.

L’Istituto Italiano del calcestruzzo è l’unico soggetto rimasto sul nostro paese a offrire corsi di formazione per tecnici, tecnologi e operatori di impianto. Per esempio, in questi giorni, stiamo per lanciare un nuovo corso di 40 ore dedicato alla tecnologia del calcestruzzo.

Un corso fatto alla nostra maniera, quindi non solo teoria, ma anche prove in laboratorio e in cantiere, visite di impianto (cemento, calcestruzzo, cave), simulazioni. Il corso nasce dalla lunga esperienza che l’Istituto Italiano del Calcestruzzo ha maturato con i progetti “scuola-lavoro” realizzati con gli istituti per geometri e periti edili negli ultimi 15 anni, e che hanno formato centinaia di giovani sulla materia. Alcuni dei miei collaboratori vengono da questi corsi.

 

I settori di attività di Tekna Chem 

Roberta Valli:  Oltre ai settori del Calcestruzzo e Pavimenti su cosa state operando ?

 

Silvio Cocco: Teknachem ha un centro ricerche molto attivo, con cui stiamo lavorando su molte tecnologie. Tra queste ne ricordo un paio che mi stanno particolarmente a cuore, perchè riguardano il mercato della ristrutturazione, che è il più importante in Italia.

 

Si pensi al problema dell’impermeabilizzazione dei lastrici solari dei condomini o dei tetti dei capannoni. Abbiamo una soluzione di una guaina liquida bicomponente, che si applica a freddo, in grado di assorbire i movimenti geometrici delle coperture, di resistere all’azione del clima e degli UV, anche per quanto riguarda il colore, e quindi di poter intervenire in modo agevole non solo per risolvere i problemi di impermeabilizzazione, ma anche delle isole di calore, tipici delle aree costruite.

Sul fronte dei ripristini di strutture ammalorate, abbiamo messo a punto delle malte con resistenze a compressione e trazione eccezionali, adatte quindi per poter intervenire in uno dei principali problemi delle infrastrutture italiane: la manutenzione. Non dimentichiamo poi i MICROBETON, microcalcestruzzi formulati con la stessa tecnologia dell’ETERNUM che stanno avendo un grande successo nelle opere di incamiciamento per gli adeguamenti antisismici; qui si superano i 100 Mpa.

Tekna Chem nel mondo 

Roberta Valli: A livello internazionale come vi state muovendo.

 

Silvio Cocco: Teknachem opera da anni in molti Paesi. In Algeria, per esempio, siamo azienda leader nella chimica per il cemento. Qualche anno fa abbiamo seguito anche la realizzazione di una cementeria in Senegal. Siamo presenti in Tunisia, in Serbia, in Svizzera, in Turchia ...

E ora ci attende una nuova “avventura” industriale. Abbiamo costituito una società con importanti interlocutori stranieri per costruire attraverso un importante impianto di prefabbricazione basato sulla tecnologia del sistema AeternumCal lo sviluppo immobiliare di Antigua e Barbuda  Si tratta di un mega progetto, di cui nei prossimi mesi vi parlerò.