Le Strutture non si progettano con WIKIPEDIA

Andrea Dari - Editore 08/04/2018 5538

Dalla pubblicazione delle Norme Tecniche per le Costruzioni, le cosiddette NTC 2018, è passato poco più di un mese, e siamo già entrati nella fase cogente.

Un primo sondaggio sulle NTC2018

Con INGENIO abbiamo voluto fare un sondaggio su queste norme e una delle domande poneva la questione sul tipo di norma che il professionista vorrebbe avere.

Circa l’undici per cento ha scelto la risposta "Preferisco avere norme cogenti prescrittive ed esaustive, in modo che l'attività del professionista sia completamente delimitata”, poco più del 40% ha scelto la risposta "Si potrebbero eliminare: bastano gli eurocodici, volontari, e gli annessi nazionali, per la loro applicazione sul nostro territorio”, mentre più del 48%, quasi la metà, ha scelto la risposta "Meno norme cogenti, più prestazionali, che lasciano al professionista e ai contratti la responsabilità di definire il progetto”.

Sostanzialmente 9 professionisti su 10 vorrebbero meno norme e più responsabilità.

E’ una risposta che non ci sorprende, perchè ogni volta che con INGENIO ci siamo interfacciati con il mondo professionale, e lo facciamo spesso, riscontriamo da parte dei tecnici questa posizione.

D’altronde ce lo aveva ricordato il compianto Piero Pozzati nella sua ultima lezione: “… mi sembra opportuno concludere osservando che, relativamente ai metodi di calcolo ed alle normative, si debba evitare di dar loro importanza eccessiva, per non mettere in ombra la progettazione vera e propria.” (LINK ).

Ovviamente non intendo criticare il testo delle attuali Norme Tecniche delle Costruzioni, chi le ha scritte ha qualità chilometricamente più avanti del sottoscritto, ma il dubbio che mi viene è se valga la pena compiere uno sforzo così importante, che porta peraltro a tempi così lunghi di elaborazione, quando il 90% dei professionisti ritiene di poter assumere maggiori responsabilità di fronte a uno snellimento normativo.

Tecnica o tecnicismo ?

E questo ragionamento diventa ancor più rilevante se si pensa che poi un testo così corposo richiede un ulteriore documento di chiarimento, la cosiddetta “Circolare”, ovvero le istruzioni per l’applicazione. Altre 400 pagine di incisi e approfondimenti tecnici che assumono comunque alla fine un ruolo di cogenza, visto che rappresentano l’interpretazione ufficiale.

Interpretazione che per poter rispondere alle esigenze di ogni caso rischia di diventare una forma di tecnicismo, tema su cui sempre il Maestro Pozzati si espresse:

"Ho desiderato accennare al "tecnicismo" perché con esso in qualche aspetto si può collegare la tendenza alla proliferazione delle norme, quindi anche degli Eurocodici. È chiaro che le regole hanno nobili motivazioni: l'intento di tutelare la sicurezza strutturale e porgere un aiuto; di portare coerenza e chiarezza in un quadro frammentario e alle volte confuso; in particolare per gli Eurocodici, come si è ricordato, di dare, nell'ambito delle costruzioni, fisionomia e condizioni unitarie alla normativa tecnica europea. Ma un numero di regole eccessivo comporta vari degli inconvenienti dianzi citati e in particolare: l'impoverimento dell'autonomia e della creatività, in quanto l'opera del progettista è irretita dalle norme; la difficoltà di discernere ciò che veramente conta; la sensazione di avere, al riparo delle norme, responsabilità assai alleviate; la difficoltà non infrequente di rendersi conto dei ragionamenti che giustificano certe regole, rischiando di considerare queste alla stregua di algoritmi, ossia di schemi operativi che, una volta appresi, il pensiero non è più chiamato a giustificare. Ma tra le varie conseguenze, una delle più temibili è l'attenuazione del senso di responsabilità, mentre questa costituisce uno dei diritti fondamentali dell'uomo, violando il quale la vita si appiattisce, e si rafforza, attraverso il costituirsi di una società iperorganizzata, il sistema tecnocratico in grado di diventare, come dice Konrad Lorenz, "il tiranno della società umana", anche perchè la tecnocrazia si giova di un patrimonio di informazioni scientifiche che il singolo non può conoscere se non in minima parte.”.

Norme e istruzioni che entrano nei particola costruttivi, che dicono se il mattone deve essere rettificato o non può essere rettificato, se la fibra deve essere di acciaio o di vetro, … finiscono per costruire forse quella gabbia che da un lato limitano la spinta all’innovazione e dall’altra portano il professionista a concentrarsi sulla norma piuttosto che sull’obiettivo finale della sua attività: il progetto.

Un paradosso: meno norme ... poi vogliamo la circolare

E su questo voglio segnalare un paradosso. Nel nostro questionario i professionisti prima chiedono meno norme per avere più responsabilità, poi alla domanda "Le NTC sono diventate in obbligatorie senza avere ancora il testo delle Istruzioni, la cosiddetta circolare. Qual'è il tuo giudizio?" oltre il 70% ha risposto "Le Istruzioni sono necessarie: si sarebbe dovuto aspettare le Istruzioni prima di rendere cogenti le NTC".

Allora qual'è la situazione, cosa vogliono i professionisti? un quadro normativo più corposo e più snello ?

Il valore della Firma del professionista

Peraltro, norma o non norma, il professionista assume con la sua firma la responsabilità della sicurezza dell’opera, ed è forse più importante che la sua attenzione si concentri più che sul rispetto dei limiti sull’attività di verifica del rispetto dei limiti imposti dalla norma (ovviamente non è un invito a ignorarli o sottovalutarli).

Un altro Maestro della Tecnica, il compianto prof. Elio Giangreco scriveva "… una corretta impostazione del problema della sicurezza deve tener presenti tutti gli aspetti del comportamento della costruzione e per ciascuno di essi deve prevedere un metodo di verifica che tenga conto di tutti gli elementi d’incertezza.

Incertezza, è questa forse la parole chiave, l’anima del ragionamento che sta dietro alla “costruzione” del progetto.

Qualche tempo fa, un professionista svizzero in un convegno che moderavo, disse: “i miei clienti mi pagano soprattutto per il tempo che dedico a pensare la loro opera, il progetto finale ne è la conseguenza”.

Noi d’altronde viviamo in un Paese in cui si paga una tela dipinta di un solo colore con qualche taglio alcune centinaia di migliaia di euro e un progetto di un edificio poche migliaia di euro. Perchè questo? perchè il primo è inteso come arte e il secondo è inteso come un compito “di adeguamento alle norme”.

Come dice l’amico Massimo Mariani dobbiamo recuperare l’arte e l’artigianalità della professione. Dobbiamo costruire un percorso che rimetta il progetto al centro del mondo delle costruzioni, e l’attività “intellettuale” del professionista sia la pietra d’angolo di questo percorso.

Di recente abbiamo con INGENIO realizzato delle Pillole con l’amico Franco Braga, dedicate alla presentazione delle Norme Tecniche. Cinque pillole in cui non si parla di formule, di calcoli, ma di un principio fondamentale: l’opera intellettuale che sta dietro alla formulazione del progetto strutturale. Cinque pillole nate peraltro da un’idea che mi ha suggerito Massimo Sessa, Presidente del Consiglio Superiore dei LL.PP. (LINK) Un invito personale a guardarle, per entrare nei principi della nuova norma.

Un percorso che non può trovare le sue radici che in una revisione anche della formazione universitaria e nel coinvolgimento dei giovani.

Di recente ho intervistato l’amico Edoardo Cosenza, e la sua attenzione, come nuovo presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli, è caduta sui Giovani:"Voglio un Ordine che venga visto, soprattutto dai giovani, come una struttura che eroghi servizi di qualità, indispensabili, L'economia del futuro ci dimostra che le idee possono tradursi in prodotti e in opportunità di crescita. I nostri giovani studenti e colleghi non sono secondi a nessuno nell'immaginare nuove idee e nuovi prodotti. I loro occhi brillano di entusiasmo. Vanno create le condizioni affinché le idee di valore si traducano in prodotti, anche immateriali. Sono convinto che ciò possa accedere, come ci sta insegnando l'esperienza di Campania New Steel, primo incubatore d'impresa certificato Mise nel Mezzogiorno. E con vantaggi non solo per i singoli, ma a beneficio di tutta la Campania".

Giovani che per poter essere inseriti nel mondo dell’ingegneria hanno bisogno di una nuova organizzazione della professione. L’amico Giovanni Cardinale ricordava in un recente convegno a Torino organizzato da Ingenio come le Società di ingegneria straniere cercano giovani ingegneri italiani da assumere, e una volta assunti questi seguono un percorso di crescita in cui la progettazione dell’edificio nella sua interezza è l’obiettivo finale (LINK). In Italia il giovane ingegnere spesso è costretto ad aprire la partita iva, a farsi un suo piccolo studio, per poi mettersi subito in concorrenza con i progettisti con maggiore esperienza. Risultato ? una guerra senza limite in une mercato con poche regole.

Troppe norme da rispettare ?

Torniamo al discorso iniziale, ossia quello delle norme.

Appare ormai chiaro che occorra ripensare il sistema normativo Italiano, renderlo più snello, meno prescritto e più prestazionale, più vigente e meno cogente, superando anche una serie di sovrapposizioni di ruoli. 

Si pensi alle ultime emanazioni della politica: casa italia, italia sicura, scuola sicura, commissario della ricostruzione … con un moltiplicarsi di referenti, linee guida, norme, istruzioni … e in mezzo sempre il povero professionista. Eppure il nostro Paese vanta una delle istituzioni tecniche più antiche del mondo, il Consiglio Superiore dei LLPP, fondata addirittura dal Conte Cavour, che già ha tutte le compentenze per occuparsi della normazione tecnica di legge per il Paese e supportare tecnicamente la gestione delle problematiche relative alla sicurezza. Eppure il nostro Paese ha già un'Ente privato, l'UNI, che fa parte del sistema internazionale, e svolge un ruolo a tutto tondo per quanto riguarda la normativa volontaria di supporto per il mondo tecnico. Eppure il nostro Paese ha già un Consiglio Nazionale delle Ricerche che si occupa e può occuparsi di tutti quei temi talmente innovativi che non possono essere ancora oggetto di norme ma di utili istruzioni.

Eppure ogni governo ha il bisogno di piazzare suoi uomini in nuove istituzioni tecniche che nascono e chiudono alla velocità del suono, ma riescono con la stessa velocità a captare fondi (nostri) ed emanare linee guida e note tecniche che sovrapponendosi alle altre creano casino per i professionisti, i committenti, le imprese, i fornitori ... e poi per i tribunali.

Si, perchè con l'attuale sistema in cui accade troppo di frequente che un giudice affidi il ruolo di CTU a un tecnico fortemente ignaro della materia su cui si anima il discutere si finisca per fare riferimento non solo alle norme, ma addirittura a documenti di quarto e quinto riferimento, non sempre esenti da errori (vedi ultima nota ANCI sulle NTC). 

ANDREA-DARI---INGENIO-003.jpgSto solo aspettando il momento in cui scrivere il primo articolo in cui commentare la notizia di una sentenza che ha usato come riferimento una nota pubblicata su WIKIPEDIA.

E in tal senso vorrei concludere ricordando una frase di un Maestro internazionale della sismica, Tom Paulay: "THE EARTHQUAKE DOES NOT READ THE SEISMIC CODE”. E allora aggiungo, i terremoti non leggono neanche Wikipedia.

Andrea Dari

PS.

Il questionario riportava anche una domanda “Chi dovrebbe avere il diritto di poter firmare un progetto strutturale ?”.

Il 78% hanno risposto "Dovrebbe essere ad appannaggio di un professionista specificatamente qualificato"