L’eredità del terremoto di Messina del 1908

Giovanni Falsone - Università di Messina 01/05/2018 3982

1. Il terremoto di Messina del 1908

TERREMOTO-MESSINA-01.jpgIl 28 dicembre 1908, alle ore 05:21, un boato fortissimo squarciò l'accenno di alba di Reggio e Messina, devastando tutto e procurando oltre 100 mila vittime. Stimato di magnitudo 7,1 Mw, fu uno dei terremoti più forti di sempre in Italia. 

2. Dopo l’evento

L’entità della tragedia fu tale da creare un’emozione fortissima, non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

Oggi si può sicuramente affermare che il terremoto di Messina fu di stimolo per tanti, ognuno secondo il proprio lavoro, a dare un contributo per aiutare i sopravvissuti e per migliorare le condizioni di sicurezza delle pochissime costruzioni rimaste in piedi e soprattutto di quelle che ci si accingeva a progettare e realizzare per la necessaria ricostruzione. Per esempio, si ebbe in diverse università, soprattutto della California e del Giappone, un notevole impulso allo studio del comportamento dinamico delle strutture soggette al sisma, ponendo le basi per discipline quali la Dinamica delle Strutture e l’Ingegneria Sismica che, prima di allora, erano soltanto agli albori.

Le conseguenze del terremoto determinarono una svolta epocale anche nelle norme tecniche per le costruzioni.

Infatti il 18/04/1909 fu emanato il Reggio Decreto n°193 che presenta tre novità assolute nell’ambito delle norme costruttive nel territorio italiano.

La prima si riferisce ad una classificazione sismica dei territori interessati.

La seconda riguarda alcuni limiti del valore delle tensioni in alcuni elementi strutturali e della pressione statica su un terreno non roccioso, fissato a 2 kg/cmq.

Infine è di rilievo l’obbligo di progettare le strutture tenendo conto delle azioni sismiche; in particolare si debbono considerare le azioni statiche dovute al peso proprio ed al sopraccarico, aumentate di una percentuale che rappresenti l'effetto delle vibrazioni sussultorie; le azioni dinamiche dovute al moto sismico ondulatorio, rappresentandole con accelerazioni applicate alle masse del fabbricato nelle due direzioni ed agenti in entrambi i sensi di ogni direzione.

L’impulso alla ricerca scientifica e quello all’aggiornamento delle norme tecniche furono sicuramente significativi, ma la più importante eredità fu rappresentata dalla grande cultura della sicurezza sismica che si sviluppò in tutti gli strati della popolazione e che si manifestò con una grande varietà di tecniche costruttive, molte delle quali nacquero, furono usate e, in alcuni casi, sono ancora esistenti solo nel territorio messinese. 

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Subito dopo la catastrofe, nel gennaio 1909 la Società Cooperativa Lombarda di Lavori Pubblici di Milano bandì un concorso per la definizione di sistemi strutturali antisismici, che ebbe un considerevole successo di partecipazione con 214 concorrenti. Qualche mese dopo, in occasione del XII Congresso Nazionale degli Ingegneri e Architetti tenutosi a Firenze, la maggior parte degli interventi venne dedicata alla costruzione di edifici nelle località soggette a forti movimenti tellurici e fu indetto un relativo concorso di idee internazionale. In quegli stessi giorni fu costituita una commissione con il compito di definire le modalità della ricostruzione.

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Tale commissione decise di trarre ispirazione per la propria scelta dai risultati dei due concorsi suddetti.

In particolare, fu deciso di scegliere fra due proposte, molto diverse fra loro, presentate, in ciascuno dei due concorsi, dallo stesso autore: l’ing. Arturo Danusso, che poco dopo vinse la cattedra di Meccanica delle Strutture al Politecnico di Torino.

La prima proposta prevedeva di isolare il fabbricato dal terreno per mezzo dell’interposizione di un letto di sabbia al di sotto delle fondazioni, oppure attraverso l’uso di rulli sotto le colonne che consentivano all’edificio di muoversi orizzontalmente.

L’altra proposta era più tradizionale, con strutture a base fissa, ma con limitazioni nelle altezze e con l’imposizione della verifica alle azioni sismiche orizzontali, attraverso una forza laterale assegnata di progetto.

Oggi si può desumere, anche per le indicazioni del sopracitato Reggio Decreto, che tra le due proposte venne scelta la seconda. Sicuramente si perse un’occasione importante per uno sviluppo molto più anticipato delle tecniche di isolamento alla base delle strutture in zona sismica.

Un’altra testimonianza del grande fermento tecnologico che seguì al sisma del 1908 fu il deposito di circa cento brevetti connessi alla sicurezza delle costruzioni in zona sismica 

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In Fig.4 sono riportati alcuni fra i più interessanti fra questi brevetti.

In particolare, quello del Di Broccolo si riferisce a quella tipologia costruttiva, successivamente chiamata muratura animata, di cui si parlerà successivamente. Invece, quello di Perroni introduce una tipologia costruttiva costituita da pareti in c.a. alleggerite da camere d’aria tubolari. Anche di questa tipologia costruttiva si parlerà più avanti. Il brevetto di Porcheddu riguarda l’introduzione di una tecnica per realizzare armature di elementi strutturali in c.a. aventi un’aderenza al calcestruzzo nettamente migliore di quella delle barre lisce, che erano le uniche utilizzate fino ad allora nelle costruzioni. Infine Viscardini, col suo brevetto, propose un sistema di fondazioni asismiche aventi un tipo di funzionamento molto simile a quello degli isolatori a scorrimento di oggi.

Tuttavia, ciò non deve sorprendere poiché da tempo, soprattutto negli Stati Uniti, si studiavano metodi e tecnologie di prevenzione sismica basati sul disaccoppiamento di struttura e terreno di fondazione. Infatti,  il primo documento che certifica l’idea di progettare un edificio con un sistema che disaccoppia il moto della struttura dal suolo, risale al febbraio 1870, ad opera del francese Jules Touaillon. Il suo sistema prevedeva l’uso di sfere portanti poste tra la base della sovrastruttura e la fondazione (US Patent in San Francisco nr. 338240, 1870).

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