Per una Strategia di Digitalizzazione dell'Italia delle Costruzioni/3: l'Offerta di Lavori

Per una Strategia di Digitalizzazione dell'Italia delle Costruzioni/3: l'Offerta di Lavori

Angelo Luigi Camillo Ciribini - DICATAM, Università degli Studi di Brescia e ITC CNR 04/05/2018 748

Everyday we exchange petabytes of construction data across systems, teams and countries. These data exchanges are moving from staged transactions to a frictionless data environment, accessible 24/7 in real time.

This velocity of this data acquisition, as in other sectors, is increasing at a prolific rate and from an ever-increasing variety of sources: from computers, mobile devices, asset telemetry, smart plant and even the end users themselves. Our construction sites are now a living, breathing, manufacturing location, with real-time data driving the operations and logistics.

David Philp


ANGELO-CIRIBINI-03.jpgRagionare sulle prospettive strategiche della digitalizzazione per quanto riguarda l'Offerta imprenditoriale di lavori (e di servizi a essi inerenti) nel settore delle costruzioni comporta il chiarire la necessità di operare profondi distinguo tra il piccolo artigiano che opera localmente nel micro intervento di riqualificazione e la grande impresa che agisce nella grande opera di infrastrutturazione sui mercati internazionali.

Si tratta, infatti, di entità difficilmente classificabili in maniera omogenea, che, oltre a tutto, posseggono culture di azienda e capacità di investimento incommensurabili, anche se, talvolta, potranno coesistere sullo stesso cantiere.

Analogamente, occorrerebbe effettuare una analisi comparata delle imprese di costruzioni con le società di installazione e, ancor più, coi produttori/fornitori di Building Management System.

Detto ciò, constatata la parcellizzazione estrema del comparto in Italia e in Europa, il fattore decisivo per la digitalizzazione quale fattore abilitante riguarda il ripristino delle condizioni di leale concorrenza a livello di legalità, vale a dire di ricorso a contratti nazionali e decentrati di lavoro omogenei, a tutela dell'organizzazione imprenditoriale qualificata e strutturata, troppo sovente, peraltro, identificata sommariamente e genericamente in termini reputazionali con episodi di corruttela.

Non è, infatti, possibile immaginare forme di efficientamento dell'impresa e di incremento della sua produttività se non si pone mano in precedenza a tale aspetto determinante, dato che nessun recupero di efficacia potrà mai essere pari ai vantaggi derivanti dalla concorrenza sleale.

Anche se, inoltre, la digitalizzazione può influire tecnologicamente, positivamente, sulla riduzione della complessità dei passaggi amministrativi, sulla certezza e tempestività dei pagamenti, sulla mitigazione dei ribassi offerti, le sue caratteristiche incontrano ancora non poca diffidenza presso la base imprenditoriale.

E' palese, altresì, che le condizioni di misurabilità e di trasparenza che la digitalizzazione comporta siano confliggenti sia con le consuete opacità che si ritrovano nelle transazioni commerciali e contrattuali sia colle abitudini scarse di pianificazione, di programmazione, di monitoraggio e di controllo che si rinvengono presso il capillare tessuto imprenditoriale.

In secondo luogo, poiché il settore è così articolato, vi è la necessità che la digitalizzazione influisca sull'intera catena di fornitura, frammentata in mille declinazioni, pur tenendo in conto che i suoi livelli inferiori abbisognino di modalità specifiche, lontani da un uso immediato, ad esempio, della modellazione informativa, ma in guisa tale che ai modelli informativi da tutti i soggetti coinvolti possano giungere flussi informativi aggiornati.

Così come per la pancia profonda dei professionisti, anche per quella degli imprenditori la comprensione piena della portata e dei significati della digitalizzazione è, infatti, ben lungi dall'essere conseguita, nonostante vi siano casi di buone pratiche sia presso le imprese maggiori (proiettate sui mercati internazionali) sia presso alcune rappresentanze a livello territoriale: le preoccupazioni intorno alla entità degli investimenti necessari non è, parimenti, rara.

Naturalmente, poi, è indispensabile attuare una ulteriore distinzione tra i soggetti imprenditoriali che, isolatamente o in consorzio, operano per la (non sola) esecuzione e quelli che si muovono nello sviluppo immobiliare.

Il richiamo alla digitalizzazione implica, per l'impresa di costruzioni, un duplice confronto con la cultura industriale, sul piano, più diretto, con la cosiddetta Off Site Manufacture, vale a dire con l'assemblaggio in sito di elementi prefabbricati appartenenti a un sistema costruttivo più o meno aperto, e, indirettamente, tramite una attitudine sistematica di governo e di orientamento dei fattori produttivi propri e della corrispondente catena di fornitura, anche nel caso in cui prevalga l'On Site.

Nel secondo caso, il più interessante, la gestione computazionale dei dati e delle informazioni tende, infatti, a mettere a sistema e a regolare in tempo reale il coordinamento tra tutti gli operatori coinvolti orizzontalmente e verticalmente nelle commesse, mentre, nel primo caso, all'impresa di costruzioni si pone la tematica della sinergia tra logiche produttive strettamente manifatturiere, di serialità ottimizzata ovvero di produzione fortemente sartorializzata, e le logiche cantieristiche di assemblaggio, di installazione e di montaggio.

In entrambe le situazioni, tuttavia, il cantiere, esteso o meno che sia ai luoghi esterni di produzione e alla rete della mobilità lungo la quale scorrono le forniture, diviene sempre più il luogo per eccellenza di acquisizione, di generazione, di scambio e di elaborazione di dati (numerici) da strutturare e da ri-strutturare.

Come e stato da più osservatori rimarcato, l’atto tettonico dell’edificare entità fisiche è attualmente rinforzato dallo strutturare i dati immateriali che a esso si riconducono: secondo una analoga logica costruttiva.

Vi sono, quindi, evidentemente, alcuni tratti che emergono con prepotenza dalla prevalenza delle relazioni tra operatori alimentate da scambi di flussi informativi:

i) l'accentuata bi-direzionalità delle negoziazioni lungo la catena di fornitura in riferimento ai livelli di sub-fomitura e di sub-appalto, che spiega la ragione per cui in alcuni Paesi le metodologie di Lean Construction inizino a diffondersi unitamente al coinvolgimento di tutti gli operatori;

ii) la costante duplicità degli accadimenti cantieristici quali eventi concreti che sono riflessi in un doppio intangibile, che si riproduce ubiquamente e contemporaneamente in PC, tablet, smartphone;

iii) la immediata e tempestiva misurabilità, in prossimità e in remoto, dei fatti produttivi, che impongono un confronto e un contraddittorio sistematico, coevo al verificarsi delle criticità.

Tutto ciò, perciò, sollecita l'impresa di costruzioni a una prima sorta di cambio di paradigma, nel senso che la materialità di ciò che accade comporta sempre un grado di intangibilità che riporta alla condizione del governo cyber-physical dei processi.

A questo proposito, qui sì veramente, se si accetta la definizione di cantiere come sistema dilatato di luoghi confinati di produzione, di assemblaggio e di smaltimento (connessi da reti materiali e immateriali), si invera una traduzione corretta dei principî fondanti della Quarta Rivoluzione Industriale, sino ad arrivare al cantiere cognitivo, alla Autonomization.

Il che spiega perché sia pericoloso e riduttivo per l'impresa di costruzioni identificare la digitalizzazione esclusivamente con la modellazione informativa, con l'Information Modeling, sia pure trasposto nel Field.

Ancora una volta, perciò, per quanto l'economia di scala (la questione dimensionale) sia dirimente, proprio perché necessitata dalla economia di conoscenza che deriva dalle possibili applicazioni di Intelligenza Artificiale al cantiere, serve evitare fughe in avanti, nel senso di comprendere che ciò che conta sono le piattaforme digitali in cui le catene di fornitura sono destinate a muoversi, certo anche tramite modelli informativi, ma non esclusivamente attraverso gli stessi.

Il riferimento ai modelli informativi solleva, peraltro, il rimando alle strutture tecniche, di cui molte imprese di costruzioni si sono, invece, nel tempo private, per esternalizzare al massimo tali servizi.

Ovviamente, nell’era dei Data-Driven Process ciò rappresenta un vero e proprio depauperamento, non facile da risolvere, se non recuperando forme aggregative, oltre che sinergie inedite tra professione e imprenditorialità, all’insegna di una «imprenditività» digitale.

Se, di conseguenza, per il costruttore l’aumentare la realtà tangibile sovrapponendo a essa l’immateriale costituisce una vera e propria forzatura, irrisolta sino al prossimo ricambio generazionale, coll'obbligo di mantenere al lavoro preziose risorse umane analogiche, estranee alla digitalizzazione, la cesura più autentica, discorrendo di Rigenerazione Urbana, sta proprio nel confronto col costruito, non solo perché esso, a meno di non sostituirlo, è ostacolo alla redditività nelle logiche tradizionali, ma in quanto, lo si è scritto innumerevoli volte, il côté dell’immobiliarista tende ora a proporre al mercato il cespite come prodotto che, nel ciclo di vita, offra «servizi sociali», servizi alla vita delle persone, a partire dal mondo delle connessioni.

È questo, per il costruttore un doppio salto nell’immaterialità che rischia di risultargli fatale?

Al quesito non si può dare una risposta univoca.

Quel che probabilmente occorrerebbe riconoscere è che l’implementazione del «BIM» nelle imprese di costruzioni difficilmente potrà riscuotere i risultati attesi in assenza di una definizione, da parte delle rappresentanze, delle politiche di riconfigurazione delle stesse organizzazioni e della natura dei loro prodotti.

L'accettazione della digitalizzazione potrà molto difficilmente essere fruttuosa per le imprese di costruzioni senza che esse identitariamente ripensino se stesse, i luoghi della produzione, i prodotti offerti.