NTC e controlli sul calcestruzzo: un commento tecnico di Marco Torricelli

NTC e controlli sul calcestruzzo: un commento tecnico di Marco Torricelli

Marco Torricelli - Ingegnere Civile 14/05/2018 2011

 

Ho letto con interesse la nota di Roberto Marino intitolata "Un'occasione perduta e alcuni miglioramenti" dedicata al calcestruzzo e mentre lo leggevo,  non potevo non constatare che nonostante il calcestruzzo sia il materiale più utilizzato, probabilmente non è conosciuto come si dovrebbe.

Vorrei spiegarmi meglio.

Se andiamo a guardare la "Relazione sui materiali" di progetti anche importanti, è facile trovare solo quattro parametri prescrittivi della miscela: 

  • resistenza a compressione caratteristica;
  • consistenza;
  • classe di esposizione;
  • diametro massimo dell'aggregato. 

Di fatto questi sono i parametri minimi obbligatori per legge. Ma il calcestruzzo potrebbe essere prescritto anche attraverso numerosi altri parametri aggiuntivi come ad esempio:

  • classe di contenuto di cloruri;
  • tipi o classi speciali di cemento;
  • tipi o classi speciali di aggregato;
  • caratteristiche richieste per la resistenza al gelo-disgelo;
  • requisiti per la temperatura del calcestruzzo fresco;
  • sviluppo della resistenza;
  • sviluppo di calore durante l’idratazione;
  • presa ritardata;
  • resistenza alla penetrazione d’acqua;
  • resistenza all’abrasione;
  • resistenza alla trazione indiretta.

Probabilmente il prescrivere questi parametri può essere utile solo in progetti particolari o con esigenze ben specifiche. Ed è certo anche che non tutti i progettisti hanno le conoscenze adeguate per dare indicazioni adeguate. 

E allora perchè non appoggiarsi a figure quali quella del Tecnologo del Calcestruzzo? In fase di stesura dei Capitolati perchè non consultare professionisti che possono indirizzarci verso una corretta e migliore progettazione delle prestazioni delle miscele?

Sempre andando a ruota libera vorrei fare una riflessione sull'approccio progettuale basato sulle classi di esposizione.

Guardando i Capitolati e intervenendo in corsi di formazione mi sono fatto l'idea che non sempre ci sia consapevolezza del fatto che la durabilità del calcestruzzo debba essere progettata al pari della resistenza/stabilità. 

Capita di imbattersi in prescrizioni di Rck incongruenti rispetto alla classe di esposizione richiesta. Per fortuna che ci sono i preconfezionatori di calcestruzzo che si accorgono delle incongruenze e ci riportano sulla retta via!

Della nota di Marino mi è piaciuta soprattutto la parte relativa alla gestione dei prelievi di calcestruzzo:  Finalmente le NTC18 inquadrano i Laboratori anche nel contesto del prelievo.

Penso sia corretto, perchè è fondamentale che il prelievo venga fatto correttamente nel rispetto di norme ben precise. Un prelievo ben fatto (e ben maturato) aumenta l'affidabilità dei risultati delle prove di schiacciamento successive. 

Si auspica che i tecnici di Laboratorio siano persone capaci di fornire un servizio professionale di prelievo di provini.

Personalmente andrei anche oltre: penso che al Laboratorio vada affidato non solo il prelievo ma anche la maturazione dei provini

Perchè in cantiere la vasca di maturazione termoregolata non c'è praticamente mai e ben che vada i "cubetti" vengono annegati in un bidone d'acqua a temperatura oscillante in un range non molto definito. In più la gestione dei tempi di schiacciamento verrebbe demandata al Laboratorio con un probabile rispetto del range 28-45 gg.

Quindi ritengo che per l'Impresa costruttrice sia una buona cosa contrattualizzare con il Laboratorio non solo le prove di schiacciamento ma anche i prelievi, il trasporto e la maturazione dei provini.

Ci sono dei casi in cui può essere più comodo far fare i prelievi a tecnici dell'Impresa. 

Mi viene in mente il caso di un cantiere in cui vi siano casseri rampanti con rampaggio giornaliero condizionato ad una resistenza a compressione del calcestruzzo a 24h maggiore o uguale ad una certa soglia (es. 100 Kg/cmq). 

In un caso del genere risulterà certamente più comodo far preparare i provini a chi è sempre presente in cantiere. 

Ho vissuto da vicino una esperienza del genere: i tecnici incaricati di preparare i provini furono ben formati da personale di un Laboratorio anche attraverso prove pratiche sia di slump test che di confezionamento di provini. Approfittai dell'occasione per approfondire le mie conoscenze e conservo ancora oggi l'attestato di partecipazione!

Insomma, le situazioni possono essere diverse ma l'importante è gestirle con professionalità e cognizione di causa.

Sempre parlando di prelievi, ma allargando un po’ l’orizzonte è importante dire due parole sulla loro gestione documentale.

Lavoro in un’Impresa abituata per ogni cantiere a mantenere un “registro dei getti” e un “registro degli schiacciamenti”.

Nel “registro dei getti” vengono annotati i viaggi delle autobetoniere indicando il fornitore di calcestruzzo, il giorno, il numero del DDT, il quantitativo trasportato, il codice del mix, l’esecuzione eventuale dello slump test, il prelievo eventuale fatto mediante codice parlante. Ogni riga del registro rappresenta un DDT.

Nel “registro degli schiacciamenti” vengono riportati i dati relativi alle resistenze a compressione dei provini schiacciati con l’indicazione del numero dei certificati del Laboratorio e dei mix di appartenenza. Questi dati vengono poi “fatti girare” con le formule del controllo di accettazione secondo normativa per verificare se i controlli sono positivi e negativi.

Pongo una domanda che vuole essere costruttiva per aprire una qualche discussione sull’argomento: quante sono le Direzioni Lavori che utilizzano strumenti propri di questo genere? Penso che siano strumenti di minima per poter dire di pianificare e poi realizzare un controllo di accettazione secondo normativa.

Ci potrebbero essere altri temi interessanti da indagare e magari in futuro lo faremo. Sarebbe bello poter dare un qualche contributo alla conoscenza del calcestruzzo legata agli aspetti di cantiere che bene o male ci riguardano un po’ tutti.