B.V. Doshi, Pritzker 2018: le volte in calcestruzzo sul microcosmo architettonico di Sangath

Dalila Cuoghi - Architetto 25/07/2018 1710

Il nobel dell’architettura 2018 all’architetto indiano classe 1927, allievo di Le Corbusier e di Luis Kahn, che ha saputo unire la tecnologia della prefabbricazione all'artigianato locale attraverso un vocabolario architettonico in armonia con la storia, la cultura, le tradizioni locali del suo paese.

Una cinta alberata, a ridosso di una caotica arteria stradale della polverosa periferia ovest della città indiana di Ahmedabad, protegge un “microcosmo” chiamato Sangath
Un edificio che esprime le eccezionali qualità che permeano la visione architettonica di Balkrishna Vithaldas Doshi, architetto urbanista e docente, insignito lo scorso marzo della più alta onorificenza per l’architettura, che seppur bronzea è custode dell’aureo diktat vitruviano.

Con la proclamazione di B.V. Doshi a 45° Laureate Pritzker Architecture Prize,  le memorie del prestigioso riconoscimento dell’ultimo biennio appaiono coese. Se nel 2016 il Pritzker  Prize ha celebrato l’impegno sociale che l’architetto può offrire nell’affrontare la crisi abitativa in favore di un ambiente urbano migliore (Alejandro Aravena) e l’anno successivo ha premiato la capacità di saper connettere intimamente l’architettura al luogo (RCR Arquitectes), oggi riconosce l’opera di Doshi:

dimostra costantemente che tutta la buona architettura e la pianificazione urbana devono non solo unire scopo e struttura, ma devono tener conto del clima, del sito, della tecnica, attraverso una profonda comprensione e apprezzamento del contesto nel senso più ampio. I progetti devono andare oltre il funzionale per connettersi con lo spirito umano attraverso basi poetiche e filosofiche” _ Jury Pritzker Prize Citation

Il temine “Sangath” significa "muoversi insieme attraverso la partecipazione". Il progetto di Sangath nasce dall’idea di creare uno complesso architettonico con l'obiettivo di incoraggiare tutte le attività che ruotano intorno al campo delle arti e delle tecnologie applicate. 
Doshi ha descritto il suo studio come "una scuola in evoluzione, dove si impara, si disimpara e si rimpara nuovamente".

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Completato nel 1981, e progettato solo dopo tre decenni di carriera alle spalle, Sangath va oltre il privato del topos architettonico dello casa/studio dell’architetto per aprirsi alla città. Lo testimonia l’inclusione di un centro di ricerca, diretta da Doshi (Fondazione Vastu-Shilpa), e gli altri spazi a servizio della comunità. 
Dal punto di vista architettonico, B.V. Doshi ha sviluppato per Sangath strutture e forme che si adattano perfettamente al clima locale ed evocano i caratteri vernacolari del luogo.
Sagath è un complesso di edifici in cui i sistemi passivi per l’efficienza energetica sono stati inseriti sapientemente nel progetto architettonico e nella decorazione, ed ai materiali di rifiuto è stata data nuova vita. 

Kahn mi ha influenzato per la chiarezza strutturale ma l’articolazione spaziale è di Le Courbusier. La mia concezione architettonica unisce entrambe le visioni dei miei maestri. Le scale, il cemento e il mattone sono di Le Corbusier ma l’attitudine è di Kahn”_ B.V. Doshi.

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Articolazione planivolumetrica del complesso architettonico di Sangath

L'articolazione planivolumetrica del complesso architettonico di Sangath si compone di volumi di differenti altezze che circoscrivono una corte, o terrazza, il cui sviluppo su più livelli crea uno spazio esterno "pubblico" che si presta a conferenze o a presentazioni, sia pubbliche che private, in una sorta di anfiteatro all’aperto. La corte funge da fulcro di connessione tra l’edificio e la città; una semplice piazza urbana inserita in un luogo privato. Una fontana scultorea contribuisce in parte ad evidenziare il carattere pseudo urbano della corte; non esiste un sistema idraulico che alimenta costantemente la fontana, solo l’acqua piovana convogliata dal punto di imposta del sistema di copertura a volta alimenta i geometrici specchi d’acqua che la compongono. 

Le volte in calcestruzzo, elementi progettuali che caratterizzano l’intero complesso, sono rivestite da bianchi frammenti di ceramica che hanno la funzione di riflettere i raggi solari per contribuire al raffrescamento degli ambienti interni.
La scelta di impiegare coperture a volta per l’edificio deriva da una precedente realizzazione di Doshi sul sito di Sangath quando, “costretto per motivi di destinazione urbanistica”, realizzò un capannone utilizzando lamiere ondulate di eternit. L’effimero progetto stabilì un rapporto istantaneo con la memoria dell'architetto che scorse nella struttura appena realizzata le proporzioni e i caratteri dei templi indiani, così come le forme del tradizionale turbante indossato in India.
Seguendo i presupposti della buona architettura passiva, per un maggior comfort termico degli ambienti interni, Doshi ha semi-interrato buona parte dei volumi rendendo le volte del tetto l’elemento dominante del complesso, coniugandole perfettamente con il paesaggio circostante.

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L’articolazione spaziale degli interni di Sangath

L’edificio occupa un quinto dei 2425 mq di superficie del lotto rettangolare in cui è inserito.
Sangath è caratterizzato da una giustapposizione di spazi aperti e spazi chiusi che consentono una varietà funzionale nel uso in armonia con il principio di “condivisione” che Doshi ha constatato essere l’elemento alla base della vita nei villaggi indiani.

C'è varietà e ricchezza negli spazi interni che hanno diverse qualità di luce, forme diverse e usi diversi, unificate attraverso l'uso del cemento” _ Pritker Prize Jury Citation

Il grande openspace destinato allo studio di progettazione è collocato a est della corte di ingresso ed è inserito in un volume a doppia altezza sormontato da due volte; tra esse un tetto piano consente alla luce naturale di filtrare all’interno in tutta la profondità dello spazio.

Perpendicolarmente alla grande sala si sviluppa un blocco composto da 4 unità, anche esse voltate. Le due unità che affacciano sull’ingresso principale si sviluppano su tre livelli. Al piano terra trova spazio l’abitazione di Doshi con annesso il suo studio privato, una piccola sala conferenze, una zona lounge e altri spazi di servizio. Il primo e il secondo piano sono ad uso della Fondazione Vastu-Shilpa e un’area per gli ospiti.
Nei volumi circonstanti trovano spazio la segreteria e l’ufficio di ingegneria, sale multifunzionali e la biblioteca.

Il cantiere di Sangath: struttura e materiali da costruzione

I lavori sono stati condotti su base semi-sperimentale, utilizzando esclusivamente materiali locali e lavoratori semi-specializzati di Ahmedabad.
Le volte in ferro-cemento rinforzate sono state gettate in opera utilizzando una cassaforma mobile

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La volta di compone di più strati:

  • RCC (Reinforced Cement Concrete) spessore da 3,5 cm
  • “Fusibili” di argilla cavi da 8 cm di diametro
  • RCC spessore da 3,5 cm
  • Manto impermeabile di 6 cm di spessore
  • Rivestimento a mosaico con frammenti di ceramica cinese da 1 cm

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La pelle esterna della volta è ricoperta da frammenti ceramici di scarto. L’impiego di questa tecnica tradizionale ha permesso non solo di ridurre la trasmissione del calore verso l’interno dell'edificio, ma anche dimostrato l’importanza di riutilizzare un materiale di scarto dandogli nuova vita e una nuova funzione.
Il sistema strutturale principale è costituito da travi e pilastri in calcestruzzo armato con tamponamenti in laterizio.
Il grigio e grezzo cemento dell’intradosso delle volte contrasta con il liscio pavimento in cemento rosso. 

Il concetto di architettura sostenibile per l’architetto Balkrishna Doshi

Climaticamente, senza l’ausilio di dispositivi meccanici, Sangath risponde adeguatamente alle alte temperature che caratterizzano il clima caldo e secco di Ahmedabad, temperature che possono raggiungere i 46°C.
Come già anticipato, Doshi ha scelto di utilizzare una finitura ceramica a mosaico per rivestire le volte con l’intento di riflettere la radiazione solare incidente sulle coperture evitando conseguentemente l’assorbimento di calore.

Le risorse sono limitate, i nostri villaggi cambiano, le nostre città cambiano e si espandono, la natura no. Le risorse sono limitate e non saranno disponibili per lungo tempo e specialmente le risorse naturali.  Il ruolo dell’architetto è quello di rivitalizzare queste risorse” _ B.V. Doshi

Il raffrescamento con sistemi di condizionamento meccanico era un lusso per l’India dei primi anni ’80. Doshi ha saputo arginare il problema rafforzando i tradizionali sistemi passivi di raffrescamento. Ha schermato i fronti dell'edificio maggiormente soleggiati con la vegetazione, ha realizzato bacini idrici ed esteso i manti erbosi; ha utilizzato tutte le sue conoscenze sulla ventilazione naturale degli ambienti.
La luce naturale filtra negli spazi interni durante il giorno, mentre di notte la luna riflette la sua luce neggli specchi d'acqua dell'intorno e sul gres porcellanato delle coperture.

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Come afferma lo storico modernista William Curtis: "Sangath è al limite tra l’industrialismo e il primitivismo, tra architettura moderna e forma vernacolare".

Nel Announcement Video del Pritker Prize, Doshi definisce l’architettura utilizzando queste parole “trovo l’architettura un organismo vivente. E’ il posto in cui tu vivi e celebri la vita. Credo che l’architettura si evolva, come si evolve la vitaL'architettura è materia di trasformazione. […] Io credo che il mio concetto di filosofia si basi sulla volontà di creare una esperienza meravigliosa per chi vive l’edificio

Sangath: la scheda di progetto

  • Tipologia: Casa/atelier dell’architetto
  • Ubicazione: Thaltej Road, Ahmedabad 380054
  • Cliente: Balkrishna Doshi
  • Periodo di costruzione: 1979-1981
  • Ingegnere di progetto: BS Jethwa, Y. Patel
  • Area del sito: 2346 mq
  • Area edificata totale: 585 mq
  • Costo del progetto: Rs. 0,6 milioni (1981)

Fonti:
>>> Lectio magistralis dal titolo Paths Uncharted, tenutasi alla John H. Daniels Faculty of Architecture, Landscape, and Designdi Toronto che ha ospitato la cerimonia di premiazione del Pritker Prize 2018.
(Guarda il VIDEO)

>>> Film documentario “Doshi”, diretto da Premjit Ramachandran.
(Guarda il FILM)

>>> Testiarchnet.org

>>> Immagini: architexturez.net  -  pritzkerprize.com