Come cambia l’impresa edile nel dopo guerra

Bruno Zavaglia 20/09/2018 455

L’impresa edile cambia e si organizza su nuove basi produttive

Il settore delle costruzioni è strategico per lo sviluppo di infrastrutture e case.

L’Urbanistica entra a pieno titolo nei progetti delle città, per il miglioramento della società.

Capitolo  4

le imprese di costruzione in italia

La lunga marcia dello sviluppo dell’Italia del dopoguerra si accompagna con la comparsa di imprese edili e di costruzione sempre più legate al territorio, ma con organizzazioni via via sempre più in grado di combinare arte ed efficienza, tecnologie e specializzazione.

Da organizzazioni a logistica di tipo quasi militare, nel dopoguerra le imprese assumono un grado di interlocuzione con il territorio sempre maggiore e si pongono a fianco delle nuove amministrazioni locali e provinciali nello sforzo che coinvolge la ricostruzione di tutte le cento città capoluogo ed i comuni circostanti dell’Italia.

Società private, spesso a capitale familiare, e le cooperative edili, assumono così dimensioni importanti e capacità di intervento di assoluto rilievo e vengono impegnate da subito per il ripristino delle grandi infrastrutture viarie e degli edifici strategici.

Nascono colossi produttivi dell’ingegneria civile a supporto dell’intervento pubblico sull’economia del paese (ENI-ENEL-IRI/ Italstat ), un tratto keynesiano che ci ha consentito un rapido sviluppo di tutte le attività industriali e favorito il progresso del Paese.

Alla organizzazione d’impresa si affiancano professionalità sempre più elevate in grado di affrontare e vincere sfide tecnologiche dedicate alla progettazione e realizzazione di opere infrastrutturali moderne e edifici di maggior qualità abitativa. Ma sono sempre e comunque i capitani di impresa o le figure politiche più autorevoli delle organizzazioni cooperative a determinarne il posizionamento.

La variabile umana nelle imprese di costruzioni edili ha sempre fatto la differenza

L’arte del costruire racchiude in se tanti e tali aspetti di innovazione tecnologica ed organizzativa, conoscenza dei materiali e dei processi costruttivi e produttivi, svolti per lo più in un luogo momentaneamente confinato, il cantiere, dove la variabile umana determina tutto. Questi capitani d’impresa sapevano condurre e decidere.

Si parla, si discute, si definiscono piani di lavoro, si vedono tutti gli aspetti organizzativi, le tecnologie da adottare, le scelte innovative più idonee, le procedure di controllo dei SAL, le questioni economiche e finanziarie. Il tutto fino a che, comunque qualcuno, che ne ha l’autorità, decide e poi si va tutti a lavorare. Si parla quanto basta e quanto serve, le chiacchiere sono bandite.

La cultura di impresa è concreta, non tollera il politichese. L’efficacia e l’efficienza produttiva sono anche un fatto di linguaggio.

Ed è proprio sul linguaggio che le imprese si sono evolute, sia per comunicare al proprio interno, che all’esterno.

Le nuove basi produttive impongono procedure sempre più codificate e processi realizzativi in grado di coniugare qualità progettuale con una maggiore qualità edilizia.

L’evoluzione del linguaggio delle costruzioni ha interessato tutti i soggetti coinvolti e l’impresa ha offerto a ingegneri ed architetti nuove possibilità di espressione e soluzioni tecnologiche industriali innovative.

Nasce l’industrializzazione edilizia. L’Architettura e l’Ingegneria collaborano.

La prefabbricazione ha aperto questo capitolo e offerto un panorama nuovo di industrializzazione edilizia con livelli di qualità via via crescente. 

Sia per il cemento armato che per l’acciaio, il legno, l’alluminio, il laterizio, la ceramica, il vetro e la chimica si sono aperti nuovi orizzonti portati dallo sviluppo dell’industria e da una concezione del prodotto edilizio rinnovata e concretizzata all’interno di una reale innovazione del processo produttivo, con fasi diversificate ed integrate sul progetto, in stabilimento ed in cantiere. 

In tutto questo la collaborazione delle sensibilità architettoniche con le soluzioni ingegneristiche è stata decisiva per superare impostazioni culturali e produttive più vicine agli “obrobri” di tipo sovietico, che ancora oggi purtroppo ci opprimono, e hanno sviluppato modelli decisamente più accettabili sia per la realizzazione di edilizia industriale e non residenziale che per edifici abitativi e case popolari.

Le imprese collaborano attivamente alla realizzazione di nuove realtà urbane. La pianificazione delle amministrazioni, sotto la spinta della domanda di case dovuta al boom demografico, ha consentito alle imprese edili di assumere una reale e sostenuta esperienza costruttiva di tipo industriale.

Al di là delle facili critiche portate oggi al disinvolto utilizzo del territorio e dello sviluppo delle periferie urbane, resta innegabile quanto sia cresciuta, in tale contesto, la cultura tecnologica ed organizzativa dell’impresa e sia aumentato il proprio ruolo propositivo e non solo esecutivo.

Questo periodo primordiale della prefabbricazione italiana, legata allo sviluppo tumultuoso degli anni ‘70 ed ’80, ha lasciato anche una nuova concezione ed un approccio alla progettazione e realizzazione del prodotto edilizio decisamente più industriale e artigianale di tipo integrato.

Diversificazione, Specializzazione, Integrazione. Innovazione di prodotto, di processo e di sistema sono diventate le parole chiave per creare valore aggiunto e qualità in edilizia, specialmente dopo la fase della prefabbricazione selvaggia. 

Il modello produttivo di affidamento dei lavori si è evoluto moltissimo : da una formula organica autonoma ad una organizzazione dove, dal subappalto marginale, si è passati ad un modello di governo del processo più integrato e di forte governo dei diversi sistemi e sottosistemi strutturali, impiantistici e funzionali.

Oggi siamo di fronte a problematiche di sicurezza strutturale e antisismica, energetica e ambientale, di tale importanza e complessità, che non sfugge a nessuno quanto il prodotto edilizio sia divenuto più multidisciplinare e allo stesso tempo strategico per la nostra quotidianità ed il nostro futuro prossimo. Riqualificazione urbanistica e ristrutturazione edilizia possono contare ancora su qualità artigiana e competenza industriale diffusa.

Le imprese che sono passate attraverso questa lunga, variegata e tormentata esperienza, oggi sono portatrici di un patrimonio culturale unico e in grado di parlare un nuovo linguaggio. 

La consapevolezza di una maggiore responsabilità sociale e di mercato le hanno rese in grado di assumere un ruolo propositivo e di promozione all’interno della politica degli investimenti privati e del paternariato con il settore pubblico. Le esperienze virtuose su questo non mancano e continuano a suggerirci che la bontà dell’idea progettuale si impone sempre. In questo senso sono diversi gli investimenti tecnologici e finanziari compiuti dalle imprese edili che hanno avuto successo, specialmente quando queste non hanno abdicato al proprio ruolo e alla propria identità socioeconomica.

Non è qui il caso di sottolineare gli aspetti degenerativi e speculativi che hanno portato a difficoltà e clamorosi fallimenti di imprese edili: private e cooperative. Quello che conta è rimarcare ancora una volta quanto sia stato lungo e importante il cammino svolto dalle imprese di costruzione nel nostro Paese e quanto questo patrimonio sia ancora presente nel nostro DNA e riconosciuto nel mondo.


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