Degrado delle strutture in c.a.: gli ambienti aggressivi per il calcestruzzo e l’acciaio

La durabilità, definita nel D.M. 14.01.2008, come conservazione delle caratteristiche fisiche e meccaniche dei materiali e delle strutture, proprietà essenziale affinché i livelli di sicurezza vengano mantenuti durante tutta la vita dell’opera, deve essere garantita attraverso una opportuna scelta dei materiali e un opportuno dimensionamento delle strutture, comprese le eventuali misure di protezione e manutenzione. Quando si parla, inoltre, di vita dell’opera si intende la “vita nominale” (VN) di un’opera strutturale, ossia il numero di anni nel quale la struttura, purché soggetta alla manutenzione ordinaria, deve potere essere usata per lo scopo al quale è destinata. È normale che nel tempo l’opera è soggetta a degrado, che può essere ricondotto a due cause principali: chimiche o elettrochimiche e fisiche. Quelle chimiche o elettrochimiche sono legate in particolare alla reazione tra agenti aggressivi provenienti dall’ambiente esterno e i componenti del calcestruzzo o le barre di armatura, quelle fisiche invece, possono essere determinate dalle variazioni di temperatura del calcestruzzo e/o dell’ambiente esterno, dai gradienti di umidità relativa oppure derivanti dai carichi statici e dinamici agenti sulla struttura, dai carichi impulsivi, da quelli ciclici e dalle azioni abrasive.