La parola chiave è progresso

callieri-federbeton.jpgRoma, 6 giugno 2019. "La parola chiave è progresso. Noi contribuiamo attivamente a questo obiettivo. Noi contribuiamo alla costruzione delle infrastrutture, contribuiamo alla costruzione delle case, noi contribuiamo a costruire i beni di prima necessità."

Con queste parole Roberto Callieri, presidente di Federbeton, ha aperto l'evento "Il contributo di Cemento e Calcestruzzo all'Economia Circolare."

Il Presidente ha evidenziato quindi come il cemento e il calcestruzzo possano dare un contributo importante sul tema dell'economia circolare: in particolare sul riciclo e dei combustibili.

Sul riciclo, Callieri ha ricordato, vi sono paesi in cui si utilizzano come costituenti fino al 90% di aggregati riciclati, ma per ottenere questi risultati occorre avere normative che favoriscano il riuso.

Sul frnte dei combustibili, Callieri ha sottolineato come l'Industria del cemento possa in gran parte sostenere il suo fabbisogno attraverso l'uso dei cosiddetti CSS - Combustibili Solidi Secondari, svolgendo in questo modo anche un servizio pubblico. In alcuni paesi, vicini all'Italia, si è arrivati a quote dell'80/85% del fabbisogno. In Italia siamo fermi a valori inferiori al 20%. "Non possiamo essere penalizzati da una mancanza di una adeguato quadro normativo" ha sottolineato il presidente Callieri, evidenziando come l'industria del cemento potrebbe fornirsi filiere legalmente regolarizzate, con un risparmio per l'intera collettività, oltre a un vantaggio sul piano della sostenibilità.

Il giornalista del gruppo Sole 24 Ore, Maurizio Melis, ha poi evidenziato il paradosso di un paese che da un lato non favorisce il riuso di questi materiali e dall'altro poi spede per spedirli e farli trasformare all'estero.

emmanuela-pettinao.jpgE' intervenuta poi Emmanuela Pettinao della Fondazione per lo sviluppo sostenibile per riportare i risultati di un ossservatorio sullo stato dell'Economia Circolare in Italia. E l'Italia si trova al primo posto sull'indice di circolarità della produzione in Europa. Nella classifica delle cinque principali economie europee il nostro Paese con 103 punti di indice complessivo di 'circolarità' delle risorse batte il Regno Unito (90 punti), la Germania (88), la Francia (87), e la Spagna (81). Ma il report mette in evidenza  - ha sottolineato la dott. Pettinao - che non bisogna adagiarsi perché proprio guardando all'avanzamento dell'indice di circolarità - che tiene conto del valore attribuito al grado di uso efficiente delle risorse, utilizzo di materie prime seconde e innovazione nelle categorie produzione, consumo, gestione rifiuti - l'Italia sta rallentando mentre gli altri Paesi stanno "prendendo slancio anche grazie al nuovo pacchetto di direttive Ue": nel 2018 abbiamo conquistato un solo punto in più rispetto all'anno precedente; mentre per esempio la Francia ne ha incrementati 7, e la Spagna 13. 

Sulla gestione dei rifiuti l'Italia ha un buon posizionamento in queste classifiche. In Italia si ricicla il 67% dei rifiuti, contro una media del 55% in Europa. Il 25% va ancora in discarica, percentuale in linea con quanto avviene negli altri paesi.

Buone le performance sull'uso di materie prime seconde: in Italia c'è un tasso di utilizzo del 17%. Da notare che l'Italia importa materie prime seconde.

robert-j. FlattI principi enunciati da Vitruvio sulle costruzioni hanno ispirato l'intervento di Robert J. Flat, dell’ETH Zurich (Istituto Federale Svizzero di Tecnologia), che ha parlato della sostenibilità delle costruzioni, in un quadro generale che va dai materiali alla digitalizzazione.

Flat ha sottolineato come la sfida futura nasce da una considerazione: "Dobbiamo soddisfare i bisogli di una popolazione che sta crescendo più che con una curva esponenziale". Questo significa una richesta di case, strutture e infrastrutture senza precedenti, e per questo Flat si chiede "Con quali materiali potrà costruire e sostituire tutte queste infrastrutture ?" e ci da anche la risposta "la risposta è il calcestruzzo, che è e rimarrà un materiale imprescindibile".

Di fronte ai numeri delle esigenze del futuro se si pensasse di soddisfare questa richiesta con il legno si creerebbe una deforestizzazione senza precedenti, con un impatto globale per il pianeta terribile. Peraltro l'impatto sulla sostenibilità è collegato alla durabilità dei materiali, e anche in questo caso il calcestruzzo assicura una durabilità senza confronti con i materiali concorrenti.

Il grande utilizzo di un materiale porta anche a dei grandi vantaggi. Perchè consente di fare politiche di sostenibilità su larga scala, quindi con grandi risultati. Per esempio in Svizzera alcune azioni fatte per migliorare la circolarità della filier del calcestruzzo ha portato a grandi risultati in termini di sostenibilità. Ecco quindi un altro vantaggio del calcestruzzo rispetto ad altri materiali.

Robert J. Flat ha anche raccontato l'esperienza che si sta realizzando in Svizzera, in cui con una ricerca di ETH si ha portato un grande produttore di cemento a realizzare un legante con una ridotta presenza di clincker grazie all'uso di prodotti alternativi, con un risparmio economico e un vantaggio enorme in termini di sostenibilità.

In conclusione - Robert J. Flat - ha evidenziato che - non potendo diminuire il volume di calcestruzzo richiesto, anzi avrà un'enorme crescita, la ricerca scientifica e industriale dovrà comprendere come ridurre l'impatto di questo materiale e delle tecnologie connesse sull'ambiente: leganti più sostenibili, casseforme di nuova generazione, progettazione che tenga conto dei parametri della sostenibilità, uso della tecnologia della stampa 3D e della robotica (sulla stampa 3D Flat ha riportato un progetto in fase di realizzazione presso ETH), sui modelli progettuali (esempio di una nuova tipologia costruttiva di edifici in cui il solaio in cemento armato è ripensato ...) 

fabrizio-pedetta.jpgIn sostanza, occorre "pensare fuori dagli schemi per arrivare a una costruzione più sostenibile ed ecologica" ed "investire di più in ricerca".

Fabrizio Pedetta, coordinatore della Commissione Tecnologie e Prodotto di Federbeton, è entrato nel merito del tema del recupero di materia ed energia nel processo produttivo del cemento.

Pedetta ha ricordato inizialmente i passaggi principali che caratterizzano la produzione del cemento: i materiali, la cottura, la macinazione ... processi realizzati con impianti industriali ad alta efficienza e controllo, da cui non si produce alcun tipo di rifiuto solido.

E Pedetta ha ricordato che le materie prime naturali citate possono però essere utilizzate da ceneri pesanti e leggere, scaglie di laminazione, scarti di alluminio, terre e rocce di scavo, terre di fonderia. E per la cottura di questo materiale, invece del cooke di petrolio, potrebbe essere possibile utilizzare in parziale sostituzione dei materiali di carto da altri processi. Ma gli interventi a favore della sostenibilità potrebbero riguardare anche l'addizione di altre materie prime seconde, come le ceneri leggere ...

Ma tutti questi miglioramenti non possono essere fatti in modo leggero: vanno realizzati con investimenti industriali, modifica dei processi, ... in sistemi ad alta automazione e controllo, perchè il cemento è un materiale ad alto tasso tecnologico. E d'altra parte l'industria del cemento per molti materiali, di rifiuti, è l'unica alternativa alla discarica, che è la peggiore delle soluzioni.

Ecco perchè quindi l'industria del cemento si pone - nel ciclo complessivo dell'ambiente costruito - come un interlocutore importante, con la capacità di trasformare un problema, quello della gestione dei rifiuti, in un valore. Ma confrontando i dati rispetto ad altri Paesi in cui la cultura della sostenibilità ha portato a sostenesre queste scelte, ci accorgiamo che il problema italiano è culturale e normativo. Normativo perchè mancano le norme che non solo sostengano, ma addirittura consentano questo riuso. Da un punto di vista culturale perchè poi questa evoluzione normativa viene ostacolata da una visione ambientalista troppe volte più attente ai titoli che alla sostanza.

Infine Pedetta ha ricordato come gli impianti produttivi italiani siano considerati i migliori al mondo, quindi non avrebbero alcuna difficoltà ad applicare quei modelli di economia circolare che trovano spazio in altri paesi. Basterebbe quindi copiare i modelli consolidati che hanno dimostrato di funzionare all'estero.

andrea-bolondi-OCCORRE trasformare la sostenibilità in un fattore di competitivitàAndrea Bolondi, Presidente di ATECAP, l'Associazione che rappresenta l'industria dei produttori di calcestruzzo preconfezionato, ha spostato l'attenzione dal cemento al calcestruzzo.

Per Bolondi occorre "trasformare la sostenibilità in un fattore di competitività" e ha quindi affrontato il tema di come aumentare l'uso di aggregati riciclati, fissando un obiettivo nazionale, 15 milioni tonnellate di aggregati.

Come farlo ? occorre inanzitutto incentivare il conferimento non in discarica, ma in cave specificatamente identificate e attrezzate, i rifiuti inerti prodotti nei processi di demolizione. E quindi sostenera la demolizione selettiva e la raccolta differenziata nelle costruzioni.

Ma queste cose che "apparentemente sembrano facilissime in realtà sono complicatissime" soprattutto per problemi di natura normativa. 

Poi occorrerebbe prevedere una sorta di "penalizzazione del conferimento in discarica", per esempio attraverso una tassazione più forte e, dall'altra parte, dei meccanismi premianti, non solo per gli appalti pubblici, ma anche per quelli privati, per i calcestruzzi che utilizzano materiale riciciclato.

In ogni caso sarà importante coinvolgere maggiormente i progettisti, perchè la scelta primaria dipende da chi scrive il progetto e le sue caratteristiche.

Alla tavola rotonda conclusiva sempre condotta dal giornalista di Radio24 Maurizio Melis hanno partecipato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile, Roberto Morabito, Presidente di Icesp (Italian Circular Economy Stakeholder Paltform), Valeria Frittelloni di Ispra e Antonio Buzzi di Federbeton. 

edo-ronchi: attenzione a non discutere solo di CSSEdo Ronchi, il padre della prima normativa ambientale nazionale, ha riconosciuto che l'industria del cemento è stata tra le prime a porsi in modo sostanziale e concreto il problema della sostenibilità, e non solo per il riuso dei rifiuti come combustibili, ma anche per i processi industriali. Ha poi ricordato come uno dei problemi da affrontare per questa filiera sia quella della produzione della CO2.

Tornando ai CSS, oggi sono molte le motivazioni che si contrappongono ingiustamente a questo rimpiego. E' quindi d'accordo con Federbeton che debba essere affrontato, non solo a livello normativo. Per esempio chi conferisce i CSS non dovrebbe esigere un pagamento in cambio del suo acquisto per l'uso nel cemento.

Peraltro, le politiche sulla selezione dei rifiuti, in particolare quelli pregiati da un punto di vista del potere combustibile, come i pneumatici, potrebbero rendere meno disponibili questi rifiuti pregiati per lo scopo all'interno dei processi di cottura del clinker, e di questo occorrerà tenere conto.

Per quanto riguarda i materiali da demolizione il vero problema sta nella destinazione d'uso: gran parte di questi materiali sono riutilizzati nei sottofondi stradali. Quindi il problema sarà quello di definire delle normative che possano consentire un riuso in ambienti più qualificati, che porterebbero a un risparmio delle materie prime pregiate. Qualcosa con i CAM è stato fatto, ma il problema è che le stesse pubbliche amministrazioni non utilizzano spesso questo strumento. Allora è d'accordo con quanto affermato da Bolondi sul fatto che si dovrebbe incentivare, magari con meccanismi fiscali, l'uso di questi materiali.

antonio-buzzi-ridurre la produzione di CO2 si puòAntonio Buzzi ha ricordato i dati di produzione della CO2 a llivello mondiale ma anche di come questi dati vadano a confrontarsi con la produzione di altri materiali: per esempio l'industria del riso produce la stessa quantità di CO2 dell'industria del cemento. Ma in una prospettiva di sviluppo demografico come quella prima presentata come possiamo relazionarci considerando la indispensabili come i due citati ad esempio, cemento e riso ?

Occorre quindi cambiare la prospettiva con cui si guardano alcuni problemi, in un processo in cui l'innovazione sul processo e sul prodotto sono sicuramente strumenti importanti, tenendo poi conto che due terzi della produzione di CO2 del cemento viene dalle materie prime e solo un terzo dalla combustione. Ecco perchè è fondamentale sostenere la sostituzione di alcune materie prime, come prodotti già decabornatate.

Buzzi ha ricordato però anche l'importanza del coinvolgimento dell'intera filiera, con un maggiore uso dell'innovazione tecnologica e delle scelte progettuali che possono portare a un risparmio.

La riduzione della produzione di CO2 è quindi una sfida possibile, ma che va condotta attraverso la realizzazione di diversi step, compreso la cattura della CO2.

valeria-frittelloni-ispra.jpgValeria Frittelloni di ISPRA ha portato i dati riguardanti la produzione di rifiuti e il loro trattamento nel nostro Paese, anche da un punto di vista dei costi sociali per la collettività.

E Frittelloni ha evidenziato come in effetti in Italia siano pochissimi gli impianti che si occupano di CSS, che quindi vanno sopratutto agli inceneritori.

Tutti i dati raccontati da Frittelloni sono rintracciabili sul Catasto Rifiuti di ISPRA a questo LINK.

Il Centro Nazionale dei rifiuti e dell'economia circolare di ISPRA effettua infatti annualmente il monitoraggio dei costi sostenuti dai comuni per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati.

Tali dati sono pubblicati nel Rapporto annuale sui Rifiuti Urbani.

roberto-morabito ICESPRoberto Morabito, ricercatore della Direzione SSPT di ENEA (Centro Ricerche Casaccia) ha presentato la Piattaforma Italiana degli Stakeholders per l'Economia Circolare (ICESP), realizzata su spinta della Commissione Europea e il Comitato Economico e Sociale Europeo che aveva promosso l'avvio della Piattaforma Europea degli stakeholder per l'economia circolare - ECESP (European Circular Economy Stakeholder Platform).

ICESP nasce per far convergere iniziative, esperienze, criticità e prospettive che il nostro Paese vuole e può rappresentare in Europa in tema di economia circolare, e per promuovere l'economia circolare in Italia anche attraverso specifiche azioni dedicate.

Quali gli obiettivi di ICESP:

  • Promuovere la diffusione delle conoscenze
  • Favorire il dialogo e le sinergie possibili tra gli attori italiani delle iniziative
  • Mappare le buone pratiche italiane
  • Favorire l'integrazione delle iniziative a livello italiano
  • Realizzare uno strumento operativo permanente che possa promuovere e facilitare il dialogo e le interazioni intersettoriali
  • Diffondere le eccellenze italiane ed il modo italiano di fare economia circolare a partire dalle tradizioni e dalle tipicità del nostro Paese e dai relativi modelli culturali, sociali ed imprenditoriali.

Maggiori informazioni sulla Piattaforma è possibile trovarle a questo LINK.

enzo-bianco.jpgDa Enzo Bianco alcune proposte. Inanzitutto migliorare le informazioni sui flussi, e renderli più visibili al cittadino. Sul piano produttivo ridurre l'impatto delle attività estrattive, e quindi rivedere la programmazione e pianificazione delle cave, facilitando il riuso di materiale riciclato. Per quanto riguarda gli appalti occorrerà intervenire sui capitolati e spingere su una riorganizzazione delle centrali d'appalto, che vanno ridotte, ma questo problema riguarda tutto il mondo delle costruzioni. Infine avere una maggiore attenzione alle direttive e politiche comunitarie.

Cosa può fare ANCI, per Enzo Bianco, si deve insistere sulla formazione e l'assistenza ai comuni sulla formalizzazione e gestione dei capitolati d'applato. Occorre inoltre intervenire sui regolamenti edilizi, come per esempio ha fatto il comune di Bologna, che ha introdotto dei parametri di incentivazione sui volumi se rispettati alcuni valori ambientali.

Sollecitato da Melis, Bianco ha anche evidenziato come i Comuni non si "offenderebbero" se alcune norme fossero riportate in ambito nazionale. Questo omolegherebbe i comportamenti e renderebbe più agevole il rispetto delle norme.

Sul tema della CO2 è tornato Edo Ronchi, ricordando le decisioni maturate a Parigi di ridurre fortemente le emissioni, mettendo tra gli argomenti di studio e approfondimento i cosiddetti settori non sostituibili, come quello del cemento.

Il tema del Carbon Pricing, una forma di dissuazione applicata ad oggi ancora in modo morbido, nel futuro assumerà dei valori e una consistenza più severi. Una tonnellata di cemento produce una tonnellata di CO2. di cui il 54% va nella produzione del Clincker. E nel calcestruzzo il 90% dell'impronta di CO2 è dovuta al clinker. E' quindi chiaro dove occorra concentrare gli investimenti della ricerca.

Ronchi ha toccato anche lui il tema già lanciato da Antonio Buzzi, ovvero l'importanza di investire sulla ricerca sulle tecniche di cattura della CO2.

Quindi, al di là del riuso di prodotti di riciclo o di rifiuti, il tema centrale che non si deve dimenticare è quello della CO2. 

La Tavola rotonda si è conclusa con la condivisione di un principio fondamentale, sostenuto da tutti, ovvero il sensibilizzare la collettività su questi temi della CO2, del riuso, della gestione dei rifiuti.

Roberto Callieri ha chiuso l'evento con un suo commento: "ci sono tante cose da fare, la ricerca deve proseguire, sappiamo che è necessario evolvere, ma sappiamo che ci sono anche tanti frutti a portata di mano da raccogliere. Cominciamo dalle cose semplici".