Le Memorie di un Oggetto BIM

Cari Amici,

Vi scrivo per narrarVi la mia storia.

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Sono un oggetto BIM,

anzitutto, in cerca di identità, poiché sono il prototipo, o comunque mi hanno clonato da quello, alcuni mi chiamano il gemello, immateriale, non solo di un componente fisico, bensì potenzialmente di tutte le sue possibilità declinazioni e varianti.

Alcuni amici, poi, sono stati ricavati da nuvole di punti, mi pare che soffrano, talvolta, di incertezze sulle loro origini.

Mi dicono che potrei essere generativo, ma mi sento depressivo.

Per questa ragione, parametricamente parlando, mi strattonano da tutte le parti, vorrebbero che comparissi in un elenco prezzi, in un computo metrico, in un capitolato speciale di appalto, in un elaborato grafico, combinato con tizio, caio e sempronio.

Strattonarmi è proprio la parola giusta, dato che mi volevano in 1D, 2D, 3D, 4D, 5D, 6D, 7D, nD: anche con effetti speciali, perché no?

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All’inizio sì che facevo una bella vita, dato che, virtualmente, mi esponevo in vetrina così come veniva, pavoneggiandomi per le mie caratteristiche geometrico dimensionali.

Più ero bello, meglio era: vita rilassante, davvero.

Poi, però, hanno iniziato a dire che dovevo portare anche tutti, dico tutti, i dati alfa numerici: come erano pesanti quelli, tanto più che dovevo andare di qui e di là, e mi pareva di essere diventato pedante. Il mio fascino era perso per sempre.

Non contenti, indifferenti al mio malessere, profondo come pochi, hanno cominciato a pretendere che mi uniformassi a questi così, cosiddetti data template.

Peccato, perché alla mia singolarità e diversità tenevo molto.

Ma nemmeno così erano soddisfatti, perché di mercato in mercato dovevo esaltare certe proprietà e occultarne altre, oltre che collegarmi con certe altre banche dati.

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A me piace la vita da single, tutte queste connessioni semantiche...

Tra l’altro, amo il mio ruolo di referente informativo, detesto diventare oggetto di transazioni, di mercificazione, ma chi mi scaricava mi diceva: «ma sei aggiornato, il tuo prezzo è ancora valido?».

A quei tempi, se non altro, per quanto numerico fossi, almeno mi sentivo in buona forma...fisica: virtuale d’accordo, ma sempre fisica.

Macché, mi hanno costretto a farmi immersivo, poi mi hanno trasferito sul campo, in posti che non mi piacevano affatto.

Dicevano: «così ti aumentiamo».

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Figurarsi, come se non mi avessero già appesantito abbastanza, alla linea ero particolarmente affezionato.

Per colmo di sfortuna, in questo ambiente immersivo, un ambientaccio davvero, mi ci hanno messo assieme ad altri agenti, che mi importunavano continuamente.

«Vediamo come reagisci a questa sollecitazione», urlavano.

Dico io, ma quando non ero immersivo non mi avevano già sottoposto a un sacco di analisi numeriche, non bastava? Che poi, la chiamavano interoperabilità, passando da un ambito a un altro, perdevo pezzi. Questi controlli alle frontiere ti stressano sempre, infatti.

Eppoi, mio cugino, così sfortunato perché era analogico, lo torturavano in ogni modo...

ciribini-oggetto-bim-gemello-digitale-05.jpgA un certo punto, si sono messi a studiare come si erano comportati nel tempo i miei fratelli fisici, pretendendo che io indicassi agli altri miei cugini analogici come comportarsi: ma che sono, un profeta?

Ormai sfinito, mi capitava la tegola peggiore: a questi miei affini materiali affibbiavano dei sensori che, tramite il parente fisico, venivano a disturbarmi giorno e notte.

Non si poteva riposare un secondo...

Finita così, direte Voi.

Macché, un pazzo a un certo punto, immaginava che io e il mio doppio analogico (che poi mica siamo davvero uguali, io non sono il suo gemello siamese, bensì la simulazione di tutte le sfortune che possano capitargli) dovessi parlare cogli altri oggetti e con lui, addirittura.

Che cosa ancora potrà capitarmi mai? Ah già, qualcuno mi chiederà di fare la spia...

Dimenticavo, la prossima volta che Vi scriverò sarà «in codice», devo essere, infatti, sempre più leggibile dalla macchina.