Forte terremoto in Albania, magnitudo 6.5

30/11/2019 2292

Una forte scossa di terremoto di magnitudo 6.5 ha colpito nella notte del 26 novembre 2019, alle 2:54 ora locale (le 3:54 in Italia), la costa settentrionale dell’Albania, vicino Durazzo.

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Sisma di magnitudo 6.5 vicino a Durazzo

Secondo i dati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) italiano e del servizio geologico statunitense Usgs, il sisma ha avuto ipocentro a circa 10 km di profondità ed epicentro tra Shijak e Durazzo, a circa 22 km da Mamurras.

Secondo i dati dell'Istituto sismologico albanese alla forte scossa di magnitudo 6.5 della notte del 26 novembre, sono seguite oltre un centinaio di repliche di magnitudo tra 4.2 e 5.4. L'ultima forte scossa di magnitudo superiore ai 5 gradi della scala Richter (5,3 M) è stata registrata il 27 novembre alle ore 14.45 ora locale (15.45 ora italiana) nel nordovest dell'Albania, vicino alla città portuale di Durazzo.

A scatenare il forte sisma una faglia lunga 85 km che si estende tra la citta di Lushnje e Durazzo, e che secondo i sismologi non si sarebbe completamente attivata. La conformazione geologica della regione, per lo più costituita da bacini di sedimenti non consolidati, avrebbe amplificato l'ampienza delle onde sismiche di 4-5 volte rispetto a un terreno roccioso e consolidato.

Registrati danni agli edifici e vittime

Secondo le prime notizie dei media locali le città più colpite sono Durazzo e Thumane, dove diversi edifici sono crollati, numerosissimi sono stati danneggiati. Danni si sono registrati in molte città: Durazzo, Kruje, Lezhe, Tirana, Scutari, Lac, Lushnje, Fier.

Purtroppo continua a salire il bilancio delle vittime. Ad oggi sono 49 i morti e oltre 750 feriti. Si continua a cercare tra le macerie ancora un numero indefinito di dispersi.

Il governo ha disposto la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado.

Purtroppo lo sciame sismico continua e scosse si sono registrate in tutti i Balcani. 

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L'emergenza post sisma in Albania: arrivano i soccorsi anche dall'Italia

Vigili del fuoco, soccorso alpino, guardia di finanza, Protezione civile della Regione Puglia e personale medico dell'Areu della Regione Lombardia stanno aiutando i colleghi albanesi a scavare e assistere i sopravvissuti.

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I soldati albanesi si sono uniti alla squadra di ricerca e salvataggio italiana alla ricerca di sopravvissuti tra le macerie 
Foto: EPA-EFE / VALDRIN XHEMAJ

Ad oggi, in Albania sono impegnati 175 uomini delle squadre Usar (Urban Search And Rescue) dei Vigili del Fuoco italiani, specializzati nella ricerca sotto le macerie. Si tratta degli stessi uomini che «hanno lavorato a Rigopiano e al ponte Morandi», ha spiegato in una nota stampa Luca Cari, responsabile della comunicazione dei Vigili del Fuoco.

In Albania sono arrivati anche ingegneri e tecnici del Corpo nazionale esperti nella valutazione speditiva di strutture lesionate e analisi del danno a seguito di terremoto.

Migliaia sono gli sfollati che hanno trovato rifugio negli alberghi non danneggiati sulla costa (tre quelli crollati con la prima scossa di martedì), nelle palestre e nelle tendopoli allestite nei campi da calcio.

Il presidente albanese, Ilir Meta ha ringraziato i soccoritori italiani: «Voglio ringraziare il popolo italiano e le sue istituzioni per il grande contributo - ha detto all'agenzia Ansa mentre visitava alcuni sopravvissuti a Durazzo -. Il ringraziamento è doveroso non solo per le squadre altamente professionali che sono al lavoro, ma per tutto quello che l'Italia sta facendo per affrontare questa tragedia».

Il terreno si è alzato di 10 cm! La deformazione del suolo è stata vista dai satelliti europei

Attraverso il programma Copernicus della Commissione Europea, la piattaforma di raccolta dati e delle informazioni provenienti dall'infrastruttura spaziale, è stato possibile ottenere le immagini satellitari delle aree interessate dal sisma che ha colpito l'Albania. I primi risultati hanno mostrato che nella zona di Durazzo il sisma ha sollevato il suolo di 10 centimetri.

Come riporta la notizia diffusa dall'Ansa "La deformazione è stata misurata dalla piattaforma online Geohazard-tep, sviluppata dall'Esa, utilizzando una coppia di immagini radar acquisite dai satelliti Sentinel-1 dalla stessa posizione, prima e dopo il terremoto. Il confronto fra le due immagini ha permesso di ottenere un interferogramma, ossia la mappa dello spostamento del suolo".

Gli ultimi forti terremoti in Albania

ll terremoto che nella notte del 26 novembre ha colpito l'Albania era stata preceduto, il 21 settembre scorso, da un sisma di magnitudo 5,6 che aveva danneggiato circa 500 edifici ed era stato considerato come il più forte degli ultimi 30 anni. Il terremoto più devastante nella storia dell' Albania risale al primo giugno del 1905, quando almeno 120 persone morirono a seguito di una scossa di magnitudo 6.6.

GUARDA IL VIDEO DELLA SCOSSA

Avvertita la scossa anche in Italia

Le forti scosse registrate nel territorio albanese sono state e continuano distintamente ad essere avvertite anche in Italia, in particolare in Puglia, Basilicata, Molise, Abruzzo, e gran parte della Campania. In tanti nella notte del 26 novembre si sono svegliati e hanno chiamato i centralini dei vigili del fuoco, ma per ora nessuna segnalazione di danni.

Un COMMENTO da un Collega albanese: regole sismiche di oltre 30 anni !!!

Per comprendere come sia composto il tessuto edificato colpito dal sisma abbiamo chiesto qualche informazione in più a un collega albanese che oggi opera in Italia, l'arch. Gazmend Llanaj

Le continue scosse sismiche che stanno tormentando oggi il territorio costiero attorno a Durazzo in Albania, le numerose vittime, i danni enormi e i molti edifici crollati, come avviene sempre inevitabilmente, portano alla ribalta l’annoso problema della vulnerabilità sismica degli edifici esistenti e anche quello di politiche mediocri nella gestione del territorio.

Negli ultimi trent’anni, dopo il crollo del regime, l’Albania ha subito una profonda trasformazione socio- economica e in questo contesto la gestione del patrimonio architettonico esistente è stata disastrosa.  Escludendo i pochi interventi di restauro e consolidamento che riguardano siti e monumenti culturali importanti, si è assistito ad una vera valanga di interventi informali sugli edifici di abitazione privati e collettivi, totalmente incontrollati, di modifica, sopraelevazione, chiusure e prolungamenti strutturalmente improbabili di logge e balconi per ricavare nuovi locali abitativi, utilizzo massiccio di serbatoi pesanti e depositi d’acqua potabile posizionati senza nessuna logica di distribuzione dei carichi su coperture in laterocemento spesso prive di caratteristiche minime di stabilità e coerenza.  

Il patrimonio edilizio dell’Albania, escludendo un certo numero di siti archeologici e monumenti antichi presenti tra l’altro in modo significativo anche nell’area di Durazzo colpita dal terremoto, si può schematicamente classificare in quattro raggruppamenti principali:

  • edifici storici di abitazione, prevalentemente rurali ma presenti anche in alcuni agglomerati urbani, di uno o due piani, realizzati con materiali tradizionali locali, pietra naturale parzialmente lavorata, strutture murarie a sacco, solai e coperture inclinate in legno
  • un certo numero di edifici multipiano di carattere prevalentemente pubblico, realizzati da progettisti e imprese italiane nei primi decenni del novecento di impronta razionalista e in stile fascio, con strutture miste laterizio - cemento armato
  • una massa enorme di edifici abitativi condominiali standardizzati di quattro o cinque piani, di forma semplice e compatta, tipica del brutalismo socialista, realizzati nel periodo 1970 – 1990 con due sistemi costruttivi differenti: il primo con murature portanti in mattoni pieni o semipieni di tipo UNI e solai in laterocemento di tipo SAP, il secondo con pannelli in cemento armato prefabbricati e assemblati in opera con giunti saldati o riempiti con malte cementizie liquide
  • un numero elevato di edifici nuovi di altezze molto variabili che vanno da due a venti piani, realizzati negli ultimi trent’anni, prevalentemente in struttura a telaio in cemento armato, spesso costruiti nella totale mancanza di rispetto delle norme urbanistico- edilizie e senza appropriate indagini geologiche; il solo numero degli edifici informali e abusivi si aggira attorno a 500 000 unità.

Personalmente ritengo che le tipologie più vulnerabili siano proprio le ultime due che sono anche, non casualmente, quelle che hanno subito i danni maggiori e i crolli totali.

Gli edifici di nuova costruzione in Albania devono essere progettati e realizzati utilizzando i criteri di sicurezza sismica stabiliti nel Technical Design Code (KTP) pubblicato nel lontano 1989. Questo codice è implementato tenendo conto di una mappa di zonizzazione del sisma ancora più antica e risalente al 1979, predisposta per la progettazione di edifici ordinari alti fino a 6 piani. Attualmente in Albania esistono tre differenti mappe che definiscono le zone sismiche, sviluppate da istituti ed esperti del settore, ma nessuna di esse è stata formalizzata e, di conseguenza, non ha forma giuridica riconosciuta. 

Attualmente gli ingegneri albanesi, nella fase di progettazione, sono liberi di scegliere l'applicazione di standard che offrono sicurezza e garanzie maggiori di quelli previsti dalla normativa vigente locale e nella pratica molto spesso fanno uso degli attuali standard europei e dell’Eurocodice 8. 

Tuttavia, non essendo obbligatorie, le normative europee non sempre vengono prese in considerazione e sono applicate prevalentemente da società di ingegneria strutturate e grandi imprese di costruzioni che sanno muoversi meglio nel mercato immobiliare.

Nonostante siano passati trent’anni da quando ho lasciato l’Albania per studiare, vivere e lavorare in Italia, ancora mi chiedo, da ingegnere, come potrei sdebitarmi con il mio paese, se non altro per avermi cresciuto e preparato come tecnico. Casualmente ma non del tutto, l’Istituto Professionale Edile di Bologna, dove attualmente lavoro, insieme all’Università di Bologna e altri partner pubblici e privati di tutte le regioni che si affacciano sull’Adriatico, comprese quelle albanesi, darà il via a gennaio 2020 alla realizzazione di un progetto europeo finanziato dal programma strategico ADRION che si occuperà proprio del rischio sismico e della messa in sicurezza delle città storiche dell’intera area. Avendo partecipato alla stesura del progetto e avendo coinvolto personalmente come partner le amministrazioni pubbliche di due delle città storiche dell’Albania siti dell’UNESCO, spero di poter dare un modesto contributo al necessario miglioramento a livello normativo, tecnico e di politiche gestionali del patrimonio urbanistico -edilizio esistente dell’Albania. “Spes ultima dea”.


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