Coronavirus: il comparto del calcestruzzo regge ma si teme il rallentamento della produzione

C’è chi decide di chiudere, chi sceglie di mantenere l’operatività a condizione di garantire la sicurezza dei lavoratori, altri ancora posticipano la decisione qualora la situazione dovesse peggiorare. 

Negli ultimi giorni l’emergenza sanitaria è entrata di forza nelle fabbriche e in molti comparti industriali.

Come sta reagendo la filiera produttiva del calcestruzzo?

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Coronavirus e settore del calcestruzzo: il punto con il presidente di ATECAP

Al momento il settore della produzione di calcestruzzo sembra reggere all’onda delle chiusure collettive, ma lo “spettro del virus” rende tutto molto incerto.

A confermarlo è anche Andrea Bolondi, presidente di Atecap, l’associazione che rappresenta oltre 300 produttori italiani di calcestruzzo preconfezionato.

«Noi siamo dei fornitori quindi “la palla non è nel nostro campo” - ha spiegato - il nostro compito è produrre per le imprese di costruzioni e fino a oggi, in Italia, sono pochi i cantieri che hanno interrotto la produzione, anche se la situazione è diversa in Emilia e Lombardia».

Secondo gli ultimi dati, a oggi, i cantieri che hanno comunicato la chiusura «non sono più del 15/20 per cento del totale» ha affermato Bolondi, aggiungendo però che le cose cambiano rapidamente.

«Una stima più affidabile si potrà avere la settimana prossima. In ogni caso se le imprese di costruzione continueranno a lavorare il settore sarà in grado di fornire il calcestruzzo che viene richiesto» ha rassicurato.

Tuttavia è difficile fare previsioni a lungo termine, anche perché in alcuni luoghi di lavoro, come a esempio i cantieri, può diventare difficile garantire il rispetto delle disposizioni previste nei diversi decreti. 

Nei giorni scorsi non sono mancati gli appelli dei Presidenti di diverse associazioni del settore che invocavano lo stop dei lavori.

La presidente dell'Ance Piemonte e Valle d'Aosta Paola Malabaila, a esempio, ha affermato la necessità di «misure shock e più restrittive» annunciando «la disponibilità del settore edile piemontese a sospendere l'attività dei cantieri qualora il comitato scientifico lo ritenesse utile».

Come evidenziato dal presidente Bolondi, per i produttori di calcestruzzo, «è un po’ più semplice» garantire le condizioni di sicurezza. 

«I nostri impianti di produzione sono quasi tutti gestiti da una singola persona che sta in una cabina di carico, separata da coloro che conducono le betoniere - ha spiegato - e quindi si riesce a rispettare quello che viene richiesto dal Decreto».

Tuttavia ci sono preoccupazioni per un eventuale rallentamento della produzione.

«È difficile definire di quanto ma penso che ci sarà - ha confermato il presidente - e avrà, sopratutto per le piccole e medie imprese, un impatto molto forte sulla liquidità e nella seconda metà dell’anno il problema sarà più forte da affrontare. Il settore si stava riprendendo, sembrava che l’orizzonte si stesse rischiarando ma questa emergenza ci porta indietro un’altra volta. La mancanza di liquidità rappresenterà di nuovo un problema, mi auguro che gli aiuti statali siano destinati anche al settore delle costruzioni se invece questo sostegno sarà negato, temo ci aspetteranno tempi difficili»

Nel frattempo Atecap continua a monitorare con attenzione quello che succede e a garantire assistenza agli associati. 

«La visione a medio e lungo termine ci vede impegnati ad alimentare la mentalità federativa - ha concluso Bolondi - quindi ad agire non solo come produttori di calcestruzzo ma come facenti parte di un sistema che comprende anche tutti i produttori di materiali a base cemento che sono riuniti nella Federbeton. L’obiettivo è fare sistema come Federazione dimenticando gli interessi delle singole associazioni ma facendo leva su quello che è l’interesse di tutto il settore».