All’orizzonte il governo del pragmatismo: dai divieti al bene comune

Nell’affrontare la pandemia, riconosciuta come un flagello globale, in Italia i poteri sono stati principalmente centralizzati e il formante normativo, nella forma dei Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri e in quella delle Ordinanze regionali, è stato lo strumento eletto per la gestione dell’emergenza.

Ieri, 16 maggio 2020, in una intervista al Corriere della Sera, il sindaco di Bari e Presidente di ANCI, Antonio Decaro, ha spiegato che i sindaci hanno accettato di “congelare” i poteri di cui dispongono per evitare il caos e che, in questi giorni, hanno lavorato assieme alle Regioni per stendere un Protocollo da sottoporre al Governo per le regole sulla ripartenza delle attività, riprendendosi spazio.

In termini tecnici, durante la crisi sanitaria, si è data attuazione a quanto scritto nell’art. 120 della Costituzione Italiana, secondo cui “Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città  metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di (…) pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali”.

Nella Costituzione c’è anche scritto che ciò deve avvenire nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione; entrambi, infatti, sono stati più volte richiamati nel dibattito attuale.

Terminato il periodo acuto dell’allarme, occorre tornare ad interrogarsi su: attribuzione di poteri, responsabilità e livelli di governo.

 

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Nella fase che si sta aprendo, è imprescindibile capire chi governa cosa e perché.

L’allocazione del potere è un giudizio di competenza, di conoscenza e di razionalità, che precede l’esercizio del potere stesso.

Il potere pubblico attribuisce uno status giuridico che comporta una specifica responsabilità, cioè il perseguimento e l’attuazione dell’interesse pubblico.

Il punto adesso è intendere chi, tra i poteri pubblici, si trova nella migliore condizione per facilitare il rilancio dell’economia e attuare la nuova socialità di cui tanto si parla.

Sarebbe logico che siano gli enti locali minori, in particolare i comuni, a prendersi la responsabilità di agire, con azioni concrete, nel quadro di principi stabiliti a livello nazionale, per come eventualmente integrati dalle Regioni.

Quello che si comincia a vedere all’orizzonte è un compito arduo e importantissimo per le amministrazioni locali, paradossalmente più complesso della politica dei divieti che fino ad oggi ci sono stati imposti, volenti o nolenti, perché dovrà essere eseguito basandosi non sulla coercizione, ma sulla persuasione della ragione e dell’autorevolezza.

In più, se nell’epoca dell’emergenza regole poco chiare e non sempre razionali sono state da taluno scusate perché circostanziate al contesto, ora questo non succederà più. Perché stanno già ribollendo insofferenza, preoccupazione, insoddisfazione, bisogni primari, senso di sopraffazione.

All’amministrazione del pragmatismo serve una nuova razionalità, capace di qualificare il governo dei comuni: l’esercizio del potere pubblico deve tornare ad essere in grado di persuadere per la sua ragionevolezza; deve essere esercitato come conseguenza di un ascolto profondo e meticoloso delle persone e delle organizzazioni, deve saper facilitare l’impresa, il partenariato, l’innovazione, per generare la speranza di un futuro migliore.

Chi saremo nei prossimi anni si determinerà nei prossimi mesi.

Quale identità connoterà il nostro modo di stare assieme, di lavorare, di insegnare sarà il risultato di un confronto costruttivo che rende urgente una riflessione sul livello dell’azione amministrativa, non più su quello della legislazione.

Globale è la pandemia, e globale è anche il confronto che si sta svolgendo davanti ai nostri occhi: abbiamo la fortuna di osservare e giudicare diversi modi di governare, differenti approcci culturali e la reattività di molteplici sistemi istituzionali.

Nel contesto globale, la struttura politica e amministrativa italiana è interessante anche perché si basa sulla differenza come valore, senza perdere l’unitarietà della Repubblica. Il sistema costituzionale policentrico, messo alla prova, ha dimostrato di essere efficiente, nell’ottica di una differenziazione integrata e collaborativa. Nell’arena globale, l’Italia delle autonomie ha l’occasione di dare un esempio, dimostrando di essere capace di creare nuovo valore pubblico, a partire dall’intelligenza specifica delle amministrazioni locali e sotto la guida di una coscienza collettiva e unitaria che è onere dello Stato rappresentare.

Sara Valaguzza

 


Prof. Avv. Sara Valaguzza

Professore ordinario di diritto amministrativo

Università degli Studi di Milano

Studio Legale Valaguzza

Piazza E. Duse, 1 - 20122 Milano