Qualità del Calcestruzzo: senza una vera presa di coscienza non risolveremo mai la questione

Il calcestruzzo è un materiale ampiamente utilizzato, si dice il più utilizzato al mondo dopo l'acqua, ma la conoscenza di alcuni suoi aspetti basilari e incredibilmente ancora spesso di livello basso, e di frequente i media generalisti lo "trattano davvero male" incolpandolo di problemi che in genere sono causati da "un altro soggetto". Ho ritenuto utile fare questa breve intervista a un amico, Marco Torricelli, che si occupa di calcestruzzo in CMB, che cortesemente mi ha risposto. Ecco cosa è emerso. 


Calcestruzzo depotenziato ?

Caro Marco,

quando oggi un’opera esistente presenta dei problemi strutturali connessi alla qualità del calcestruzzo con cui è stato costruito si usa spesso il termine “calcestruzzo depotenziato”. E’ una frase che ha senso tecnico ? Perchè ho la sensazione che spesso le ragioni stiano a monte, in una prescrizione fin dall’inizio sbagliata dei materiali.

marco-torricelli.jpg Marco Torricelli (MT): 

L’aggettivo “depotenziato” mi fa venire in mente le inchieste giudiziarie e lo associo quindi a questioni malavitose che spero siano sporadiche. Inoltre richiama la scarsa resistenza del calcestruzzo. In realtà penso si debba parlare in parte di “calcestruzzo incoerente” e in parte di “calcestruzzo mal progettato”.

L’incoerenza del calcestruzzo potrebbe stare ad esempio nella sua scarsa compatibilità a livello di classe di esposizione rispetto all’ambiente dove andrà a passare i suoi 50 anni di vita… Sull’aspetto del “calcestruzzo mal progettato” io insisto spesso dicendo che non basta leggere due tabelle per prescrivere la giusta miscela ma bisogna essere più approfonditi e farsi aiutare da un bravo tecnologo. 

 

Aggiunta d'acqua al calcestruzzo: di chi è la colpa ? 

Sicuramente l’aggiunta di acqua in autobetoniera è uno dei “tumori” del settore. Ma dopo tutti questi anni in cui si è parlato dell’importanza del rapporto acqua cemento ha ancora senso parlare di “incoscienza” e mancata conoscenza del problema o piuttosto è più corretto parlare di noncuranza dovuta all’assenza di controlli ?

(MT): Purtroppo sono in tanti a pensare che aggiungere un po’ di acqua alla miscela che arriva in cantiere non faccia cascare il mondo, mentre invece l’acqua aggiunta per passare ad una lavorabilità migliore diventa devastante per la resistenza. Contano certamente i controlli ma senza una vera presa di coscienza del problema da parte di chi getta non risolveremo mai la questione.

Bisogna inoltre che i progettisti prescrivano lavorabilità adeguate al tipo di getto e di opera (e di armatura) da effettuare. Pensiamo anche agli operai che magari con 40°C stanno fuori a lavorare…

 

Se si aggiunge acqua è perchè si vogliono calcestruzzi più lavorabili. Ma se si fornissero calcestruzzo minimo in classe S4 il problema permarrebbe ? E come può essere che nel 2020, a oltre 50 anni dalla nascita del settore del calcestruzzo preconfezionato, ancora si producano e consegnino calcestruzzi in S2 e S3 ?

(MT):  Se vengono venduti calcestruzzi S2 o S3 vuol dire che il mercato ancora li chiede. E’ una questione che riguarda più i progettisti che i preconfezionatori che si limitano ad assolvere a richieste dei clienti. Sarebbe utile indicare nelle NTC una lavorabilità minima dei calcestruzzi in funzione ad esempio delle opere da realizzare? 

 

Produzione del Calcestruzzo e mescolatore 

La crisi ha ridotto l’uso dei cosiddetti trasportatori aziendali, facendo ulteriormente esplodere la scelta dei padroncini. In un sistema quindi in cui il trasporto è affidato a terzi, non si dovrebbe arrivare a una maggiore garanzia della qualità del calcestruzzo obbligando l’uso del mescolatore in impianto ? Quali vantaggi si otterrebbero ? In Europa cosa succede ?

(MT): Onestamente non penso che il trasporto di un terzo sia meno affidabile rispetto ad un trasporto diretto del preconfezionatore. E’ interesse dei padroncini consegnare un prodotto integro se non altro per tutelare il loro rapporto di lavoro. Di sicuro però l’uso del premescolatore garantirebbe miscele migliori e con prestazioni migliori.

 

Certificazione FPC del calcestruzzo

L’obbligo della certificazione FPC è stata ottenuta da tutti gli impianti esistenti senza però portare a un aumento né di prove sul calcestruzzo né di assunzione di tecnici di centrale. Come valuti questa situazione ? Abbiamo ottenuto una certificazione di carta ?

(MT):  E’ stata un’occasione persa. La certificazione FPC poteva servire a far emergere le eccellenze rispetto le mediocrità.

Invece ha messo tutti pari.

Di chi è la responsabilità? Sarebbe interessante capire dagli Enti Accreditati quali sono state le criticità riscontrate negli anni sul tema. La faccenda mi ricorda a dire il vero quella della norma ISO 9001 sulla Qualità. Oggi tutti i costruttori hanno la certificazione di qualità perché senza sarebbero esclusi dalle gare pubbliche. Siamo sicuri che tutte le certificazioni sono state meritate?

Prescrizione del calcestruzzo

Una ultima domanda. L’evoluzione tecnologica nel calcestruzzo oggi ha portato alla possibilità di formulare calcestruzzi con caratteristiche e prestazioni un tempo non immaginabili. Ha ancora senso che le norme attuali prevedano la prescrizione di parametri quali il dosaggio minimo di cemento, il rapporto acqua/cemento, … Non si dovrebbe puntare a una nuova evoluzione delle norme in cui ci si concentri di più sull’obbligo di prescrizioni progettuali più moderne, oltre alla Rck e consistenza, quali ad esempio il ritiro, la resistenza alla penetrazione all’acqua, la tenacità e il modulo elastico ...

(MT):   Mi ricollego alla mia prima risposta. Un calcestruzzo “moderno” va progettato in maniera “moderna e attuale” sfruttando le migliori conoscenze ad oggi esistenti. La normativa deve seguire l’evoluzione tecnologica dei materiali e dare la possibilità ai progettisti e ai costruttori di impiegare prodotti di nuova concezione, anche di tipo progettuale.


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