“Prove non distruttive su nuove strutture e costruzioni esistenti”: la guida pratica

Da qualche giorno è disponibile il volume pubblicato da EPC Editore “Prove non distruttive su nuove strutture e costruzioni esistenti”.

Gli autori Stefano Bufarini e Vincenzo D. Venturi sono tecnici esperti conosciuti fra gli addetti ai lavori non solo per i loro frequenti interventi su riviste specializzate ma anche per la loro continua attività di divulgazione e formazione svolta nel settore dei controlli in generale e sulla diagnostica strutturale. Di Salvatore Lombardo è nota la vasta produzione di testi tecnici.

 

I contenuti: dalla genesi del "laboratorio autorizzato" alla sicurezza strutturale 

Il volume si articola sostanzialmente in due parti: la prima più descrittiva ripercorre la genesi del “laboratorio autorizzato” con alcuni interessanti spunti di riflessione su aspetti specifici e dove gli esempi sono utili sia come riferimento pragmatico al progetto delle indagini sia come base di riflessione su un argomento, il progetto diagnostico, che non può essere codificato o rigidamente prescritto. 

La seconda parte rappresenta invece la novità editoriale in un campo, che oggi ha una grande rilevanza mediatica e verso il quale vi è un notevole interesse, che è quello della sicurezza strutturale del nostro patrimonio edilizio ed infrastrutturale, il quale fino ad oggi non può disporre di uno strumento omogeneo e condiviso cui poter fare riferimento. 

 

Il nuovo libro Prove non distruttive su nuove strutture e costruzioni esistenti

 

Il testo è una guida completa nel settore delle prove non distruttive, dallo schema di contratto d’appalto fino alle prescrizioni e ai requisiti che devono essere posseduti dal soggetto che eroga il “servizio” ma contiene, soprattutto, una raccolta completa delle specifiche tecniche relative alle Prove non Distruttive (PnD) che possono essere richieste ed eseguite nel campo della diagnostica strutturale.

Di ciascuna metodologia di prova vengono fornite, sinteticamente, le finalità ed i limiti, l’attrezzatura minima e la procedura operativa. 

Gli autori hanno interpretato, correttamente, l’esigenza diffusa che proveniva non solo dai Professionisti, ma anche dalle PP.AA. e dalle imprese, di poter disporre di regole certe riferite a competenze e contenuti specifici, elementi indispensabili per il corretto approccio alla diagnostica strutturale ed alla ripetibilità e riproducibilità dei risultati sperimentali.