Regolamento End of Waste Mite: il parere del Consiglio di Stato

Recentemente il Consiglio di Stato ha espresso il proprio parere consultivo sul nuovo regolamento del Mite riguardante la cessazione della qualifica di rifiuto dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione e di altri di origine minerale.

Il Cds ha evidenziato un problema di "logicità e proporzionalità complessiva" sul piano dell’adeguatezza delle soluzioni prescelte rispetto alle finalità indicate dal legislatore.

ANPAR, l'associazione dei produttori di aggregati riciclati, ha predisposto con urgenza un Dossier per evidenziare come nel Decreto siano presenti numerosi errori, si introducono limiti sulla matrice fisica dell’aggregato riciclato dal devastante impatto sull’intero mondo dell’edilizia.


Nel proprio Dossier ANPAR ha evidenziato i numerosi errori presenti nel Decreto e gli aspetti tecnici mancanti

Il 17 maggio 2022 il Consiglio di Stato ha espresso il Parere consultivo n. 851 sullo schema di regolamento Mite per la cessazione della qualifica di rifiuto (End of waste) dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione e di altri rifiuti inerti di origine minerale ex articolo 184-ter, Dlgs 152/2006.

Si ricorda che il Mite lo scorso 14 marzo 2022 ha notificato alla Commissione europea lo schema di Decreto EoW nel rispetto della Direttiva 2015/1535/Ue aprendo così, secondo la procedura di “stand still”, ad eventuali osservazioni e obiezioni da parte della Commissione e degli Stati membri fino al 15 giugno 2022.

Segnaliamo al riguardo che ANPAR, l’associazione dei produttori di aggregati riciclati membro della Sezione Unicircular di Assoambiente, ha trasmesso alla Commissione le proprie osservazioni sullo schema di Regolamento insieme alla documentazione tecnica consultabili nella pagina dedicata.

Ricordiamo inoltre che il Consiglio di Stato aveva già espresso, sul medesimo schema di Regolamento, il proprio parere interlocutorio n. 1493 del 17 settembre 2020 sospendendo l’emanazione del parere definitivo e chiedendo all’allora Ministero dell’Ambiente di completare la documentazione con una relazione integrativa di chiarimenti su quali proposte delle associazioni di categoria consultate fossero state recepite nel testo di regolamento, sul percorso logico-argomentativo seguito per individuare i parametri indicati nelle tabelle allegate al testo del decreto, nonché sulla locuzione “non pericolosi” riferita ai rifiuti inerti.

Il Mite, in data 21 aprile 2022, ha quindi ritrasmesso al Consiglio di Stato il testo, riformulato all’esito della rinnovata istruttoria tecnica corredato di:

  • nuova relazione illustrativa di analisi di impatto della regolamentazione - A.I.R., in cui il Ministero ha fornito tutti i chiarimenti richiesti con il parere interlocutorio n. 1493/2020 sopra richiamato;
  • analisi tecnico-normativa;
  • copia dei pareri tecnici acquisiti e in particolare:
  1. Documento istruttorio prodotto da ANPAR, dal titolo "L'End of Waste dei rifiuti inerti. Position Paper", contenente una sintesi delle problematiche rilevate dagli operatori del settore del recupero dei rifiuti inerti e la proposta di diverse possibili soluzioni alle stesse, condivise con gli altri stakeholders coinvolti nelle riunioni del gruppo di lavoro; 
  2. Tabella riepilogativa dei risultati dei test di cessione e di 40 rapporti di prova relativi ai parametri Solfati, COD e Cloruri prodotta da ANPAR;
  3. Copia dell’articolo "Edilizia ed economia circolare: End of Waste dei rifiuti inerti" contenente le risultanze della "Ricerca in ambito EoW - Rifiuti da C&D" curata dal Centro di Ricerca Interdipartimentale Territorio Edilizia Restauro Ambiente - CITERA dell'Università La Sapienza di Roma;
  4. Ulteriori pareri richiesti ad ISPRA e ISS in particolare sui limiti relativi a solfati e cloruri nel test di cessione. 

 

Per quanto riguarda il parere da ultimo espresso dal Consiglio di Stato, premesso che tale organo, nell'espletamento della sua funzione consultiva, fornisce pareri circa la regolarità e la legittimità, il merito e la convenienza degli atti amministrativi, va evidenziato che, nel caso specifico, il Consiglio non ha formulato rilievi sulla legittimità dello schema di decreto ma, consapevole del rilievo strategico che questa nuova disciplina può assumere per un’attivazione effettiva dei principi di economia circolare in questo settore, ha evidenziato un problema di "logicità e proporzionalità complessiva", sul piano dell’adeguatezza delle soluzioni prescelte rispetto alle finalità indicate dal legislatore.

Il Consiglio afferma infatti che lo schema di regolamento “deve tenere insieme e conciliare due opposte esigenze, ricercando tra di esse una adeguato punto di equilibrio: da un lato, la tutela della salute e dell’ambiente (per cui è necessario prestare la massima attenzione alla qualità dei rifiuti in ingresso e degli aggregati recuperati prodotti in uscita dal trattamento di recupero); dall’altro lato, la semplificazione, volta a favorire l’economia circolare, particolarmente urgente, forse, per questa tipologia di rifiuti”.

Esso esprime quindi la preoccupazione che, per quanto riguarda i limiti ai parametri esaminati (BTEX e amianto per i controlli sulla matrice dell’aggregato; cloruri, solfati e COD/TOC nel test di cessione), ma il discorso vale in generale per tutti i parametri che hanno una potenziale incidenza sulla salute umana e sull’ambiente, pur apparendo ragionevole assumere posizioni di assoluta prudenza, resta aperta l’esigenza di un’attenta valutazione, da parte dell’Amministrazione, degli effetti concreti di tali limiti prudenziali sull’efficacia del meccanismo di economia circolare attivato dalla regolamentazione, affinché siano scongiurati effetti di forte riduzione dei quantitativi di rifiuti del genere in trattazione effettivamente avviati al recupero.

 

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Inoltre, per quanto riguarda i rifiuti ammessi alla disciplina dell’EoW - dei quali lo schema esclude alcuni flussi, come i rifiuti dalle aree terremotate o quelli abbandonati o interrati - ad avviso del Consiglio di Stato manca una più diretta valutazione, forse necessaria, delle speciali esigenze che nascono (purtroppo frequentemente) dalla gestione dell’emergenza e della ricostruzione nelle aree terremotate, mentre l’esclusione di tutti i rifiuti inerti di demolizione/costruzione abbandonati e interrati, trattandosi, purtroppo, di un fenomeno molto diffuso, sembrerebbe imporre l’avvio in discarica di queste notevoli masse di materiali, che verrebbero in tal modo sottratte a ogni possibile processo di selezione e controllo per l’eventuale re-immissione in ciclo di frazioni recuperabili.

Infine, il Consiglio di Stato ritiene utile inserire una previsione che sottolinei – anche con un mero richiamo all’obbligo già esistente del produttore di presentare il formulario di identificazione del rifiuto – la responsabilità del produttore di garanzia della veridicità e correttezza della classificazione dei rifiuti portati al trattamento per il riciclaggio o il recupero e sulle formalità di comunicazione al gestore dell’impianto di recupero.

Si sottolinea che al momento dell’emanazione del proprio parere il Consiglio di Stato non aveva a disposizione il nuovo Dossier che ANPAR (quello già citato in precedenza e inviato alla Commissione Europea, oltre che ad ISPRA e Istituto Superiore di Sanità per opportuna conoscenza) ha dovuto predisporre con grande urgenza per evidenziare che nel nuovo Decreto sono presenti numerosi errori, mancano alcuni aspetti tecnici fondamentali (ad es. le modalità di preparazione dei campioni) e si introducono limiti sulla matrice fisica dell’aggregato riciclato dal devastante impatto, non solo sul settore del recupero, ma anche sull’intero mondo dell’edilizia, che non avrebbe più siti ove destinare i propri rifiuti.