Applicazione di biotecnologie per il restauro di una chiesa

La chiesa di Santa Maria Maggiore della Pietrasanta fu progettata da Cosimo Fanzago tra il 1653 e il 1667 e sorge sulle rovine di una basilica eretta da Pomponio, vescovo di Napoli, tra il 514 e il 532 nel centro storico di Napoli. La presenza di un'antica pietra sacra, con una croce incisa, ha dato origine alla denominazione più comune della Chiesa della Pietrasanta

In questo articolo, gli autori, dopo una descrizione dettagliata delle tecnologie, innovative e tradizionali, per il restauro, illustrano criticamente le tecnologie applicate all'ipogeo, agli stucchi e ai dipinti della Chiesa su tela, evidenziando i risultati raggiunti.


Nel centro antico di Napoli tante testimonianze della cultura della città vecchia

Il Centro Antico di Napoli corrisponde esattamente a quella Neapolis che fu fondata, intorno al 470 a.C., dai Cumani ad oriente di Parthenope, che prenderà il nome di Palepolis. Neapolis nasce o perché Parthenope era stata distrutta dagli Etruschi o perché non consentiva ampliamenti urbanistici, attesa la natura dei luoghi.

Neapolis si estendeva su un vasto terrazzamento prospiciente il mare che si innalzava a nord e ad ovest per poi degradare verso il mare. La città viene organizzata secondo i canoni urbanistici di Ippodamo da Mileto con tre decumani, disposti secondo l'asse est-ovest, e con una serie di cardini, ad essi ortogonali (Fig. 1). Neapolis, con i suoi trentamila abitanti dediti ad attività marinare e commerciali, nel 328 a.C. desta l’attenzione dell'Urbe che le offre la sua protezione.

 

Applicazione di biotecnologie per il restauro di una chiesa

Figura 1: Il Centro Antico di Napoli - Tavola ridisegnata sulla base della Mappa topografica della città di Napoli e de’ suoi contorni, progettata da Giovanni Carafa duca di Noja nel 1750.

 

E come per miracolo la struttura della vecchia polis greca è ancora oggi facilmente leggibile, e nella vecchia polis sono conservate, come in uno scrigno, tante testimonianze, religiose e civili, della cultura architettonica e artistica della città.

La struttura urbanistica ippodamea di questa parte antichissima della città è rimasta inalterata fino ai nostri giorni anche se i manufatti edilizi hanno subito, inevitabilmente, trasformazioni più o meno notevoli nei circa duemilacinquecento anni di vita di Neapolis.

 

L’insula della Pietrasanta

Come il decumanus inferior è la strada dei Palazzi della nobiltà napoletana, così il decumanus major sembra essere il palcoscenico preferito dal clero napoletano. Infatti, in questi pochi metri di strada, partendo dalla piazza Luigi Miraglia e percorrendo il decumanus major fino all'estremità orientale, incontriamo il complesso dei Celestini, oggi di S. Pietro a Majella, la chiesa di S. Maria Maggiore della Pietrasanta che forma, insieme alla Cappella del Pontano ed alla Torre laterica, un’insula di straordinaria bellezza. L’insula della Pietrasanta (Fig. 2) racchiude, come in uno scrigno magico, mille anni di storia, di cultura, di architettura, della cives napoletana.

Troviamo, infatti, il Campanile della Pietrasanta costruito in età ducale; la Cappella del Pontano, testimonianza dell'età rinascimentale; la Chiesa di Santa Maria Maggiore progettata e costruita dal Fanzago in età barocca; la cappella del SS Salvatore. Se consideriamo poi anche i marmi di spoglio che adornano il Campanile allora possiamo provare soltanto una immensa emozione per quella umanità che in duemila anni ha sofferto, ha gioito, ha sperato, ha sognato tra queste pietre.

Tutto il complesso della Pietrasanta costituisce un insieme architettonico unico e di grande valenza storica, culturale ed artistica.

La chiesa della Pietrasanta, attualmente dismessa dagli usi sacri ed aperta alla visita dei turisti come museo di sé stesso, costituisce un vero e proprio museo di architettura barocca.

 

Convegno CONCRETE: Criteri di manutenzione degli edifici esistenti e di nuova progettazione nel XXI secolo

Questo articolo è tratto dalle memorie della 6^edizione del Convegno CONCRETE, in cui si è discusso della conservazione degli edifici in calcestruzzo. In particolare, i percorsi di ricerca si sono indirizzati sulle possibilità di utilizzo di tecnologie innovative per il miglioramento delle prestazioni, statiche e sismiche, delle strutture in calcestruzzo armato esistenti anche attraverso l'utilizzo di mix design.

LEGGI IL REPORT DELL'EVENTO

 

La Chiesa di Santa Maria Maggiore della Pietrasanta

Per comprendere i rapporti volumetrici, l’organizzazione planimetrica e gli apparati decorativi della Chiesa di Santa Maria Maggiore della Pietrasanta, occorre ricordare le motivazioni che portarono all’affermazione del linguaggio Barocco nel Seicento.

In età barocca il panorama delle fabbriche sacre napoletane è interessato dal profondo rinnovamento religioso che si ebbe in Italia, ed in gran parte dell’Europa, con la Controriforma. Il Barocco, nato dal conflitto angoscioso fra la Riforma protestante e la Controriforma cattolica, vuole simboleggiare, con la pittura, la scultura e l’architettura, il trionfo della Controriforma sulla riforma luterana ed il principio dell’Assolutismo sovrano, sia da parte del Papa a Roma che del Re in Francia e Spagna.

Il nuovo linguaggio, che assunse connotazioni diverse in relazione al contesto sociale e culturale delle varie nazioni europee, esprime la maestosità della Chiesa ed interpreta il dramma esistenziale dell’uomo attraverso i contrasti delle dense ombre e delle luci improvvise. Il baldacchino dell'Altare Maggiore della chiesa di Val-de-Grace, opera del Bernini, costituisce un esempio emblematico di espressione della maestosità della Chiesa tesa a contrapporsi alla Riforma Luterana. Lo sviluppo a spirale delle colonne esalta lo slancio verticale del baldacchino dando, anche in questo caso, la sensazione di una maggiore distanza tra la posizione dell'osservatore e quella della copertura del baldacchino.

 

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Figura 2: L’insula della Pietrasanta - In primo piano la Cappella del Pontano, sullo sfondo la Chiesa di Santa Maria Maggiore della Pietrasanta

 

A Napoli, unitamente alla costruzione di nuove fabbriche, in questo periodo storico vengono trasformati numerosi complessi religiosi secondo gli stilemi del gusto dominante tanto che, in poco tempo, la città assunse un nuovo volto.

Nella Chiesa di Santa Maria Maggiore della Pietrasanta (Figg. 3, 4, 5) il Fanzago organizza la pianta a croce greca anche se non riesce ad ottenere la stessa centralità delle chiese dell’Ascensione e di S. Giuseppe di Vecchi, prima, e di Santa Teresa a Chiaia e di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone, dopo. L’architetto, avendo a disposizione un lotto rettangolare, sviluppa una pianta con andamento longitudinale predominante, con l’abside per il coro alle spalle dell’altare maggiore, e conferisce allo spazio architettonico un’illusione di centralità restringendo le braccia trasversali della croce greca.

Interventi di consolidamento operati nel 1840 e nel 1915 hanno alterato i rapporti volumetrici dello spazio architettonico. Infatti, per ovviare ai dissesti manifestatisi nelle strutture di sostegno della cupola, sia per l’arco verso l’altare, prima, che per quello verso l’ingresso, dopo, sono stati effettuati ringrossi dei piloni di sostegno e la costruzione di un sottarco.

Le cappelle d’angolo sono chiuse superiormente da volte a padiglione mentre i bracci della croce e l’abside presentano volte a botte in copertura. L’interno, privo della ricchezza dei marmi presenti in altre opere dell’architetto bergamasco, è caratterizzato da ornati a stucco a carattere geometrico. Sulle membrature sono presenti lesene di ordine corinzio che terminano con una trabeazione che si sviluppa lungo l’intero perimetro della chiesa. Le stesse lesene, organizzate a coppie, sono presenti poi nel tamburo e, al di sopra del cornicione di piperno, nella cupola. All’esterno la cupola è caratterizzata dalle doppie costolature, corrispondenti alle lesene interne, e dall’assenza del lanternino, sostituito da una tavola in legno su cui è dipinta la prospettiva di una lanterna sostenuta da colonne.

 

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Figura 3: Santa Maria Maggiore della Pietrasanta. La Pianta

 

Le biotecnologie per il restauro

Nel restauro delle opere d’arte, siano esse architetture, sculture o dipinti, negli ultimi anni è stato avviato l’impiego dei microrganismi che consentono, e consentiranno sempre meglio, di raggiungere nuovi ed inaspettati traguardi.

Solo qualche anno fa chi avrebbe detto che con i microrganismi si può combattere il degrado degli edifici antichi e delle opere d’arte in genere? E Cesare Brandi avrebbe accettato il biorestauro?

Anche se a queste domande non è possibile dare risposta, oggi resta la circostanza che questi microrganismi hanno salvato nume-rose opere come ad esempio la Pietà Rondanini, alcune guglie del Duomo di Milano, le facciate della Cappella del Pontano a Napoli (Fig. 6) e la Chiesa di Santa Maria Maggiore della Pietrasanta, anch’essa a Napoli. Ma i microrganismi, o batteri-mangia-sporco, sono stati sperimentati anche sugli affreschi del ciclo Storie dei santi Efisio e Potito di Spinello Aretino (Fig. 7) che si trovano nel Camposanto di Pisa, restituendogli l’antico splendore.

Questi batteri qualificati ammaestrati sono il risultato dello studio di alcuni ricercatori del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche della Università di Milano diretti dalla Prof.ssa, e Preside, Claudia Sorlini, pioniera già dagli anni 80 della microbiologia per i beni culturali.

L’applicazione di questi microrganismi ha consentito di riportare molteplici opere d’arte agli antichi splendori in modo ecologico e non chimico.

 

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